"Visioni", la mostra di Massimo Gaggero a Pino Torinese

Dall’8 al 23 novembre la biblioteca civica “Angelo Caselle” di via Folis, 9, a Pino Torinese, con il patrocinio del Comune, ospiterà la mostra “Visioni”, una antologica dell’artista pinese Massimo Gaggero. Curato dal critico d’arte dottoressa Carla Bertone, l’allestimento, con ingresso gratuito, verrà inaugurato l’8 novembre alle 17.30. L'evento è corredato da un catalogo in quadricromia formato 33x32 di 40 pagine contenente l’intervento critico della dottoressa Bertone, la biografia dell’artista e un excursus antologico della sua produzione dagli anni 70 ad oggi. Il catalogo verrà presentato contestualmente all'inaugurazione della mostra.

La mostra resterà aperta secondo gli orari della biblioteca : lunedì, martedì e mercoledì dalle 14 alle 18.30, giovedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18.30. Attraverso una ventina di quadri, sarà possibile ripercorrere le diverse fasi che hanno caratterizzato l’instancabile, vulcanica attività artistica di Gaggero. Dalle prime opere di design, anche con le amatissime motociclette, si passerà attraverso la fase dei paesaggi, di grande impatto visivo e suggestivo, per poi arrivare ai ritratti e, infine, al recente periodo che vede la donna grande protagonista con una ritrattistica sensuale e accattivante di notevole fascino e frutto di una profonda, forte elaborazione interiore.

Nato a Torino il 12 giugno 1957, residente a Pino Torinese dall’età di sei anni, Massimo Gaggero, dopo la maturità artistica, si forma frequentando per qualche tempo l’Accademia Albertina per poi passare alla scuola di Arte applicata e Design di Torino presso cui si diploma con il massimo dei voti. L’artista, nei primi anni ’80, ha frequentato i corsi del Royal College University of Arts di Londra che, all’epoca, rappresentava un unicum a livello internazionale.

Designer di fama, dopo varie esperienze anche nel mondo della pubblicità, Gaggero, all’incirca dal 2011, ha deciso di trasformare completamente il suo stile rivolgendo la sua ricerca alla bellezza femminile quale ideale di umanità e amore universale. Il suo tratto ricorda la forza onirica di Vincent Van Gogh o le atmosfere vive e vivaci della pop art. Lo stile veloce e l’uso sapiente delle macchie, a volte istintuale concretizzazione di un’arte che nasce dall’io più profondo, possono far pensare ad una rielaborazione dello stile impressionista in chiave moderna. L’angoscia e il dolore in alcune delle opere più drammatiche fanno tornare alla memoria lo stile di Edvard Munch. 

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