Tarapia Tapioco, mostra d'arte contemporanea di Idem Studio

Venerdì 1 marzo ore 18.30 via Vincenzo Lancia 4 Torino, Idem Studio, spazio/progetto di arte contemporanea interno al circuito NESXT, inaugurerà la mostra dal titolo "Tarapìa Tapiòco". Gli artisti Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi e Angelo Spatola metteranno in scena un vero e proprio détournement situazionista, che modificherà l’usuale osservazione delle cose. L'evento curato da Maria Elena Marchetti, con l' intervento critico di Fabio Vito Lacertosa, segna il quinto appuntamento nel percorso del collettivo.

Lo sfondamento dello spazio, l’illusione di profondità, l’accesso ad una metratura più ampia, attraverso gli sfarzi della pittura, sono il dato di partenza del quinto appassionato capitolo della saga autoprodotta di spazio Idem. In Baragliu, Pigliapochi e Spatola, infatti, il moto e l’inquietudine di sempre paiono oggi realizzarsi come necessità di un ulteriore altrove. Un altrove linguistico e visivo – Tarapìa Tapioco – un paradiso che nasce una volta ancora dallo stupore dello spazio e finisce invece per correre lontano, lontanissimo, lungo la dorsale più aliena al mondo dell’arte che si possa immaginare. Mi riferisco alla commedia italiana più dolcemente funerea e provinciale, il granducato e la signoria che presumevamo di conoscere e che in realtà, puro esotismo, erano trompe l’oeil che non ingannano anzi fortemente disilludono.

La precisione di Pietro Germi e la ferocia millimetrica di Mario Monicelli sono lo spunto vitale da ripercorrere attraverso il mito del genio nella sua declinazione di irrisolto nomade nobile. Colui che ottiene qualche attimo di pacificazione attraverso la zingarata, che poi è semplice metafora della presenza dell’artista. “Che cos’è il genio?” La ricerca del senso, attraverso gli spazi incavati e vuotati dal nichilismo, come attendendo orbite e senza inseguire mode. Il mondo è troppo piccolo e la provincia è immensa se percorsa a piedi. Il nomadismo di Baragliu, Pigliapochi, Spatola è il carnevale del non muoversi, fino al punto che, alle pendici del grattacielo Lancia, lo spazio è lo Spazio.

La riproposizione di questa elegia del luogo in forma di mostra pone interrogativi essenziali sul concetto stesso di opera e la necessità di dare definizioni visive sempre nuove apre il territorio alle sorprese. L’atto del discernere come battaglia contro la noia è l’opportunità di fare esperienza di immersione nell’illusione prospettica. Da una parte in rappresentanza di una sorta di empirismo, qualcosa di estremamente concreto, e dall’altra di una sorta di mappa del perdersi, verifica fulminea e supercazzola prematurata. Manìa e depressione, fulmine siderale e abisso ontologico.




 

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