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Foto di Gioele Urso

Foto di Gioele Urso

Dai “farò” ai droni: 700 anni di feste di San Giovanni, ma qualcuno rimpiange i fuochi...

Dalle “fascine di Grugliasco” alla tecnologia: meglio il passato o il futuro?

Domenica sera, per la prima volta nella storia, Torino ha celebrato la festa di San Giovanni con uno spettacolo  in cui i protagonisti dei giochi di luce sono stati dei modernissimi droni.

Uno spettacolo di led e videomapping, in una parola di tecnologia: l'innovazione nei festeggiamenti promossa dal Comune, come spesso accade, ha diviso l'opinione pubblica, nelle parole e anche nei fatti. Se infatti gran parte dei torinesi è concorde nel ritenere che bisognerebbe rendere fruibile lo spettacolo a più persone di quelle che ieri sera hanno avuto accesso e visibilità a piazza Castello, non mancano i "tradizionalisti" che rivorrebbero i fuochi d'artificio in piazza Vittorio, e che hanno creato una pagina Facebook, al momento però con pochi seguaci.

L’evoluzione dei festeggiamenti per il santo patrono della città, tuttavia, non è una novità di quest’anno: se i primi documenti che testimoniano le celebrazioni nella notte del 24 giugno risalgono addirittura al Trecento, è naturale che nel corso dei secoli questo momento di gioia collettiva abbia visto parecchi cambiamenti.

Le origini della festa di San Giovanni

La data del 24 giugno per la festa di San Giovanni Battista si deve a un motivo astronomico: questo giorno, infatti, il sole è al suo apogeo, e quindi è la giornata più lunga dell’anno. Per scoprire invece il motivo per cui San Giovanni è il santo di Torino, invece, come spiega un documento della Famija Turineisa bisogna risalire al 1490, quando dove ora c’è il Duomo c’erano tre basiliche intercomunicanti che si protendevano fin sotto l’attuale Palazzo Reale: la prima, verso le mura, era dedicata al Salvatore, la seconda (battesimale) a San Giovanni Battista, la  terza a Santa Maria “della chiesa maggiore”.

Ma già prima il legame tra Torino e il Battista era forte: era in nome di San Giovanni che il fisco esigeva le tasse, e il patrimonio umano e materiale della chiesa torinese si chiamava “Beni e uomini di San Giovanni”. La Famija Turineisa ricorda poi che “San Giovanni” era il grido dei combattenti per le libertà comunali, e a San Giovanni erano dedicati i doni dei fedeli e l’antico ospedale cittadino.

In una società prettamente contadina come quella medievale, inoltre, l’inizio dell’estate è un momento particolarmente importante nel corso dell’anno, un passaggio da festeggiare tutti insieme per propiziare raccolti e benessere. E infatti i primi documenti che attestano le feste notturne del 24 giugno risalgono addirittura al 1325.

Come si svolgevano le antiche feste di San Giovanni

Come spiega ancora la Famija Turineisa, la vigilia del giorno di San Giovanni dalle campagne giungevano i contadini che si accampavano in piazza Duomo riparandosi con “baracche” di frasche e pergole di fiori, ingannando il tempo dell’attesa cantando e bevendo.

La sera si faceva una grande falò (o “farò” in piemontese) in piazza Castello, presso Palazzo Madama: in questa occasione toccava specificamente agli abitanti di Grugliasco fornire le fascine per il fioco, in cui si bruciavano anche le corde usate durante l’ultimo anno per le impiccagioni. Secondo la tradizione era uno dei sindaci che doveva appiccare il fuoco alla catasta di legna. È da questa usanza che trae origine un rito che ancora oggi si osserva, quello della catasta di legno a forma di toro che viene bruciata per vedere da che parte cade: quest'anno la pira è caduta in direzione di Porta Nuova, un buon segno secondo l'interpretazione ufficiale.

La festa in epoca moderna

Nel corso dei secoli il rituale tradizionale della festa ha avuto diversi cambiamenti. Fino a tutto il 1819, ad esempio, la catasta si erigeva sul rettilineo della Doragrossa (l’attuale via Garibaldi). Dall’anno dopo, per desiderio del Re, il falò venne spostato in corrispondenza del portone di Palazzo Reale.

In epoca moderna, per parecchi anni la festività fu poi sospesa. È a partire dagli anni ’60 del Novecento che la città di Torino ha ripreso i festeggiamenti, riproponendo anche il corteo storico e il farò del 23 giugno. E con lo spettacolo pirotecnico dei fuochi d’artificio che, da quest’anno, hanno lasciato spazio ai droni. E anche se alcuni dettagli ieri non hanno funzionato, a partire dallo streaming del Comune, è indubbio che l'esperimento dei droni è destinato a prevalere. 

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