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L'esposizione nelle sale della Galleria Sabauda

L'esposizione nelle sale della Galleria Sabauda

Van Dyck a Torino: le opere dell'artista fiammingo in prestito dai più grandi musei del mondo

La mostra alla Galleria Sabauda fino al 17 marzo

“Van Dyck. Pittore di corte”a Torino. inaugura venerdì 16 novembre alla Galleria Sabauda, la mostra di uno dei più grandi artisti del Seicento europeo. Un progetto nato più di un anno e mezzo fa e realizzato grazie alle numerose opere prese in prestito dai più importanti musei del mondo: dalla National Gallery di Londra al Metropolitan Museum di New York, dagli Uffizi di Firenze alla Cá d’Oro di Venezia. 45 tele e 21 incisioni dispiegate in quattro sezioni, che ripercorrono le fasi artistiche più importanti di Van Dyck, dal periodo giovanile alla sua attività a Londra, presso la corte di Carlo I dove rimase fino alla morte prematura. 

L’influenza dell’Italia

Dall’esposizione, organizzata dal Ministero per i Beni Culturali - Musei Reali di Torino e dal Gruppo Arthemisia, emerge l’esclusivo rapporto che l’artista fiammingo, pittore ufficiale delle più grandi corti d’Europa, ebbe soprattutto con l’Italia e con il periodo rinascimentale. Viaggiò tra Genova e Firenze, Mantova e Palermo, Roma e Venezia dove subì l’influenza dell’arte di Tiziano, l’artista che amò di più. Fu anche a Torino alla corte dei Savoia.

È un mondo di ideali, di ritratti e quindi di propaganda, di scambi politici e diplomatici quello che propone la maestria di Van Dyck, noto per essere anche il miglior allievo di Rubens che nel 600 dominava la scena artistica europea. Capolavori unici per elaborazione formale, qualità cromatica e dovizia di dettagli nella resa dei particolari - come la cura nella realizzazione di sete e merletti e il disegno dei volti e degli sguardi - , che soddisfacevano le esigenze di rappresentanza e di status symbol delle classi dominanti. Dagli aristocratici genovesi ai Savoia, dall’arciduchessa Isabella alle corti di Giacomo I  e di Carlo d’Inghilterra: i nobili si rispecchiavano pienamente nei ritratti di Van Dyck e si compiacevano.  

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