"Un piccolo mondo", le foto di Maria Erovereti da Mutabilis Arte

"Un piccolo mondo" è il titolo della mostra di Maria Erovereti nell'ambito della rassegna Fo.To fotografi a Torino in collaborazione con il Museo Ettore Fico. L'inaugurazione è prevista martedì 28 maggio dalle ore 18:00 presso lo spazio Mutabilis Arte, via dei Mille 25/c Torino. "Il 18 aprile 2017 mia madre non si svegliò: un grave ictus l'aveva colta nel sonno. Per mesi fu assente e la sua vita sospesa. Poi, lentamente, il suo sguardo si riaccese e i suoi occhi si aprirono al mondo con uno stupore nuovo, uno stupore di bimba. I ruoli si sono così capovolti e lei, totalmente indifesa e dipendente, divenne la mia piccola".

Maria Erovereti. “Nella malattia l’essere umano è chiamato a dotare di senso la propria sofferenza”. È una riflessione densa e profonda del teologo Enzo Bianchi, ma anche senza scomodare i teologi o i filosofi sappiamo tutti pronunciare belle parole piene di compassione ed empatia sulla malattia. Ne parliamo con intensità, trasporto, calore anche se di rado sappiamo veramente cosa sia davvero la malattia perché raramente siamo in grado di ascoltare con attenzione il malato e di capire cosa la sua condizione umana ci dica su di noi, sulla nostra esistenza, sul “caso serio” (L. Tolstoj) della vita che è la sofferenza.

Il lavoro fotografico di Maria Erovereti dal titolo “Un piccolo mondo” è un’intensa testimonianza, una ricerca inesausta del senso della vita e della sua inevitabile fine. È ascolto, è tentativo di comprensione, è desiderio di verità, è focalizzazione di un ricordo, di una sensazione, è riconoscimento della condizione umana nel momento in cui l’Io non può più essere appieno Io, è amore incondizionato. Ma è anche ricerca interiore sulla fragilità umana, una fragilità mai esibita negli splendidi scatti analogici che ritraggono con soffici tinte emozioni vissute, vere e vivide, che sembrano quasi sgorgare dal corpo immobile e silenzioso che, attraverso la fragilità, diventa forza rivelatrice del senso del soffrire, amare, gioire, vivere sulla Terra.

Maria Erovereti non vuole immortalare nei suoi scatti la sofferenza, vuole immortalare il sofferente perché non esiste una sofferenza astratta e non deve esistere una spersonalizzazione del sofferente, una disperazione che nasce da una perdita o da un’assenza, ma una scuola di umanità, un cammino di sensi. Ecco, “Un piccolo mondo” è un cammino: accidentato, contraddittorio, ricco di incognite e sorprese, di regressioni, di rifiuti e accettazioni, di momenti di pace e di insofferenza, attimi di sconforto e di resilienza.

“Un piccolo mondo”, tenue legame con la vita, è un cammino che attraverso la malattia porta ad un’inversione di ruoli adulto-bambino che paradossalmente non si concretizza in un fare, ma in un ascoltare, un imparare fino a raggiungere un arricchimento umano, un cammino fecondo di vita non di morte. È accettazione della propria impotenza, del proprio limite, della propria fragilità attraverso una forza positiva “poiché i nostri punti deboli possono diventare i nostri punti forti” (F. Dostoevskij) e la malattia rivela e ricorda ad ognuno di noi i trascorsi, le illusioni, i limiti, le ribellioni; racconta l’amore, il senso della vita e del soffrire che trova un senso nell’amore o quanto meno diventa più sopportabile, perché l’amore crea vita, dà vita a chi muore.

“Chiediamo tutto all’amore. Gli chiediamo di essere anarchico. Gli chiediamo di essere il collante che tiene insieme la famiglia, che regola la società, che assicura i processi di trasmissione da una generazione all’altra, lo trattiamo come una sensazione viscerale talvolta censurata dall’arido mondo meccanizzato degli adulti, fatto di coercizioni lavorative, regole, responsabilità e impersonalità, talaltra fatto di gioco, irresponsabilità, edonismo e leggerezza” (S. Sontang). Tutto questo è “Un piccolo mondo” di Maria Erovereti.

 

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