"La consacrazione della casa" di Beethoven al Conservatorio G. Verdi

L’Accademia Corale Stefano Tempia apre la stagione di concerti 2018-2019 con una preziosa rarità: Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) di Beethoven, musiche di scena composte nel 1822, per l’inaugurazione di un nuovo teatro viennese. Un brano ricco di suggestioni, anche orientali, che non è frequente ascoltare in una sala da concerto, e che è già stato da noi eseguito il 16 settembre con enorme successo, nella Chiesa di San Filippo, per il cartellone di MiTo-Settembre Musica. Non se ne ricorda una precedente esecuzione torinese.

L’appuntamento è per lunedì 19 novembre, alle 21, al Conservatorio “Verdi”, in versione leggermente modificata, con la partecipazione dei nostri coro e orchestra, e del coro Roberto Goitre, sotto la direzione di Guido Maria Guida. Il concerto sarà preceduto da una prova pubblica-presentazione sabato 17, alle 20,30, al Teatro Vittoria, con Francesco Cavaliere al pianoforte, e vedrà anche l’esordio del nostro nuovo direttore del coro Claudio Fenoglio. Dunque un evento con molteplici motivi d’interesse, che segnala una fase d’importante rilancio della Stefano Tempia, come spiegheremo più avanti.

La gestazione della Consacrazione della Casa e della sua singolare partitura è stata abbastanza complessa. Per inaugurare il teatro del quartiere viennese di Josephstadt, restaurato nel 1822, furono affidate due commissioni: una a Joseph Drechsler, onesto compositore d’opera e didatta boemo, e l’altra a Beethoven. Evidente la sproporzione di statura artistica fra i due. L’incarico giunse nell’estate, ma la cerimonia inaugurale era prevista pochi mesi dopo, il 3 ottobre. Il compositore e l’impresario del teatro pensarono dunque di ricorrere a un lavoro già pronto: le musiche di scena composte dal maestro nel 1811 per l’apertura del nuovo teatro tedesco di Pest, intitolate Die Ruinen von Athen (Le rovine d’Atene).

Per La consacrazione della casa l’argomento fu rimaneggiato dal drammaturgo Carl Meisl, che introdusse il personaggio mitologico di Tespi al posto di Minerva. Il "poema occasionale" (come fu definito sul programma di sala della prima rappresentazione) è rappresentato con un’insolita varietà di colori e danze. Basti pensare al bellissimo coro dei Dervisci, seguaci di divinità pagane, e la Marcia alla turca orchestrale. Onde rendere comprensibile la vicenda, in questa esecuzione, per le parti di raccordo sono stati adottati i testi scritti a metà Ottocento da Robert Heller per Le rovine di Atene. Li ascolteremo dalla calda voce recitante dell’attore Mario Brusa. Altre modifiche sono state introdotte nella partitura.

Quella più interessante è forse la sostituzione della prima Ouverture con una nuova di zecca, ben più grandiosa e solenne, alla Händel per intenderci. La critica la considera uno dei capolavori sinfonici dell’ultimo Beethoven, degna della Nona Sinfonia e della Missa Solemnis, cui il compositore stava lavorando in quel periodo. Con questa ghiotta rarità beethoveniana, la Stefano Tempia vuole anche sottolineare la propria volontà di rilancio, riassunta in alcune importanti novità: la nomina di cui s’è detto del maestro Fenoglio, già Direttore del coro del Teatro Regio, il trasferimento della sede nella cornice aulica di Palazzo Barolo e l’accordo di collaborazione gestionale con un’altra importante istituzione musicale torinese, I Musici di Santa Pelagia, che consentirà un notevole contenimento delle spese fisse.

Su queste basi, nonostante le perduranti difficoltà di reperimento delle risorse (soprattutto da parte di Regione e Comune), l’ultracentenaria Accademia Stefano Tempia continua a guardare con fiducia al futuro e al proprio ruolo di divulgazione e di alta formazione musicale, sancito dal riconoscimento prestigioso della Compagnia di San Paolo.




 

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