La terza personale di Francesco Vezzoli alla Galleria Franco Noero

La Galleria Franco Noero presenta C CUT  Homo Ab Homine Natus, la terza personale di Francesco Vezzoli presso la Galleria Franco Noero, per la prima volta ospitata negli spazi di Piazza Carignano 2. L’opera che da il titolo alla mostra porta alle estreme conseguenze la pratica adottata da Vezzoli fin dall’inizio della sua produzione scultorea: un’estetica del pastiche che si realizza attraverso l’unione arbitraria, basata però su criteri storici inconfutabili, di elementi diversi e apparentemente lontani fra loro.

Uno stile che trova il suo fondamento nella reinvenzione dell’abitudine diffusa in epoca romana di copiare le opere greche più antiche, senza effettuare una distinzione di valore tra originale e copia - al punto che spesso gli adattamenti venivano realizzati in maniera assai libera, inserendo elementi e dettagli legati allarealtà in cui vivevano l’autore della copia e il suo committente. Una pratica che, sebbene in altra forma, caratterizza anche l’epoca rinascimentale e barocca, quando gliscultori, spesso anche i più noti, venivano chiamati a “completare” gli originali romani rinvenuti frammentati o lacunosi di alcune parti.

L’opera C-CUT è realizzata a partire da una tipica scultura da giardino in cemento del XX secolo, che rappresenta un milite romano; sulla schiena di questo finto antico compare un “taglio” in bronzo, rimando iconografico ai ‘Concetti Spaziali’ di Lucio Fontana, dal quale fuoriesce una testa virile marmorea originale del periodo tardo repubblicano (circa 50 AC - 37 DC). Mentre la scultura gira su sé stessa come un inquietante carillon, lo spettatore è chiamato ad assistere ad un atto del tutto eccezionale: un parto “sovrumano” in cui un uomo viene alla luce squarciando violentemente la schiena di un altro uomo.

 L’allestimento ideato da Filippo Bisagni coinvolge l’intero spazio della galleria ed è concepito come un percorso che prepara e congeda lo spettatore prima e dopo la visione della scultura: l’atmosfera che connota le stanze completamente vuote rimandano all’immaginario di certo cinema horror italiano degli anni ’70, spesso debitore della mitologia che lega la città di Torino all’occulto; la colonna sonora di Wendy Carlos esaspera un clima in bilico tra l’elemento orrorifico e il divertissement puerile.

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