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Masterchef riparte da Torino. "Non guardo i soldi, voglio cucinare"

Federico Ferrero è partito dalla città in cui vive per conoscere il pubblico che da mesi segue il noto programma di cucina. "Aprire un ristorante a Torino? Difficile, meglio una piola"

Federico Ferrero, fresco vincitore di Masterchef, riparte da Torino, la sua città. Il programma di cucina più seguito in televisione lo ha incoronato maestro dei fornelli e lui, dottore di professione fino ad oggi, ha le idee chiare su quello che vorrà fare nel futuro prossimo. "La mia attività di medico continuerà - ci dice intervistato -. La mia storia d'amore che ho con il cibo non si esaurisce, la vivo ogni giorno. Masterchef per me è un punto di partenza, è bello parlare di cibo e lo è ancora più quando qualcuno ti ascolta".

La cucina è il suo sogno proibito, lo ha detto chiaramente durante il programma di Sky, e lo ha ripetuto anche ora che i suoi piatti non sono giudicati dai tre temuti giudici. Davanti a sé potrebbero esserci contratti che lo legherebbero più saldamente a questo mondo, ma lui non vuole scendere a compromessi. "Non mi vedrete mai fare la pubblicità di prodotti come il "Dado Star" perché ho la fortuna che, pur non essendo ricco, non mi interessa il denaro - dice -. I soldi non devono essere un fine. Cercherò di accettare soltanto le offerte di qualità e se arriva qualcosa di gratuito, ma mi piacerà, la farò lo stesso. Un ospedale oncologico mi ha chiesto di cucinare coi bambini pazienti, lo farò senza le telecamere".

Si racconta Federico nella sua prima uscita da vincitore di Masterchef. Con il libro in cantiere, tra i primi tra le prenotazioni su Amazon, ci sono ristoranti a Torino in cantiere? Risponde senza pensarci troppo. "Un ristorante a Torino è una di quelle operazioni che si possono fare solo con il cuore perché per riempirlo tutte le sere e fare la spesa con prodotti di altissima qualità penso sia molto difficile. Secondo me a Torino c'è bisogno di una bella piola dove si mangi tutti nel tavolo insieme. I torinesi ci metterebbero tre mesi per capire che si devono sedere al tavolo con degli sconosciuti, ma una volta capito lo farebbero. Si mangerebbe senza tovaglia e quello che si propone il menu quel giorno".

Infine ha una osservazione da fare: "Trovo incredibile andare a Venezia e trovare spaghetti allo scoglio surgelati, è una cosa da arresto - dice sorridendo -, oppure alcune pizzerie pessime in mano ai cinesi. O capiamo che la cucina è il futuro delle nostre famiglie o questo paese è morto perché altre cose da vendere non ne abbiamo".

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