Cultura

Covid, sarà un Natale senza cultura: continua la serrata di musei, teatri e cinema

Porte chiuse almeno fino al 15 gennaio

Mentre locali e negozi poco a poco tornano alla normalità, continua la serrata per il mondo della cultura. Nonostante il passaggio del Piemonte a zona gialla, resta valido il Dpcm del 3 dicembre scorso che, per il contenimento dell'emergenza epidemica, ha confermato la chiusura in tutta Italia, e anche a Torino e in Piemonte, per musei, mostre, cinema, teatri, concerti e spettacoli dal vivo almeno fino al 15 gennaio 2021. In realtà però una data precisa di riapertura non è ancora stata stabilita.  

Biblioteca Reale aperta

Musei ancora chiusi dunque, per contenere la mobilità e limitare le interazioni sociali. Una verità che può valere per grandi attrattori turistici, ma che forse non fa testo per i più piccoli musei cittadini che contano non così tanti visitatori al giorno. Sarà comunque un Natale senza arte nè cultura: nelle festività, non sarà possibile, come gli anni passati, approfittare delle bellezze artistiche nè tantomeno dei teatri della nostra città. A Torino, al momento, la sola ad aver aperto è la Biblioteca Reale che secondo le disposizioni governative, è l'unica a poter accogliere visitatori, ovviamente su prenotazione e con le dovute restrizioni. 

Perdite vertiginose

La cultura in Piemonte, a causa delle chiusure imposte dall'emergenza sanitaria, ha perso - fino a maggio 2020 - circa 50 milioni di euro. Ma se si considera lo scenario allargato delle attività culturali con il suo indotto, gli operatori e le imprese che si occupano di produzione di attività culturali, le perdite stimate nel primo semestre superano la soglia dei 100 milioni. Si tratta di mancati incassi che derivano dagli ingressi nei musei, agli spettacoli dal vivo e nei cinema. Una stima delle perdite economiche fatta dall'Osservatorio Culturale del Piemonte che ha analizzato gli effetti del coronavirus. Dopo un 2019 nella norma - in cui il pubblico dei musei è leggermente aumentato e così anche dei cinema -, la pandemia è arrivata a sparigliare le carte in un mondo, quello della cultura, già normalmente caratterizzato da una cronica debolezza strutturale e indebolito da anni di crisi economica.

I numeri nel dettaglio

Nel dettaglio i musei perdono tra i 19 e i 20 milioni di euro, ripartiti in una cifra attorno ai 14 Mln di euro per la sola città di Torino e attorno ai 6 Mln di euro per tutto il resto della Regione. Per ciò che riguarda lo spettacolo dal vivo, la perdita è stimata attorno ai 17,5 Mln di Euro (1,5 Mln da servizi non effettuati come laboratori, didattica, affitti, service a manifestazioni ecc. mentre i restanti 16 Mln di euro da mancati incassi da biglietteria, da ripartirsi in una quota attorno al 75% per la città di Torino e i rimanenti 4 Mln di Euro per il territorio regionale).

Una forte variabilità nella cifra complessiva è relativa, anno per anno, ai grandi concerti pop che rappresentano macchine economiche di forte impatto. Inoltre, la stima sulle perdite del primo semestre non comprende la stagione estiva, ricca di eventi ma soprattutto di festival che intersecano i diversi settori, musica di generi differenti, teatro, danza, cinema. Anche per il cinema la perdita è sostanziosa: si parla di 13,5 milioni di euro, se si tiene conto della media di incassi negli ultimi 5 anni, suddivisibili in circa 5,5 Mln di euro per Torino e 8 Mln di euro per il territorio regionale.

In questo conteggio non rientrano i contratti per forniture esterne che musei e organizzazioni di spettacolo dal vivo hanno interrotto verso le cooperative, le imprese di pulizie, i servizi didattici, tutte risorse che vengono a mancare all’insieme del comparto culturale e al suo indotto. Vanno aggiunti al conteggio anche gli operatori e le imprese che si occupano della produzione di attività culturali, dagli eventi all’organizzazione di mostre, alla valorizzazione dei beni culturali e del comparto che viene compreso nel termine imprese culturali e creative (con imprese che vanno dal design all’editoria, al comparto audiovisivo, ai videogames…). Considerando l'intero scenario, il computo delle perdite - come già sottolineato all'inizio - si estende ed emerge con evidenza come nel primo semestre sia stata superata la soglia dei 100 milioni di euro.

A rischio centinaia di posti di lavoro

La cultura, per nulla citata ultimamente a livello governativo, è stata anche bastonata dal Recovery Plan: nel giro di qualche mese si è passati da un ipotetico piano di 7 miliardi a uno stanziamento di 3,1, cifra che fa del settore cultura quello meno finanziato nella bozza. Un problema che rischia di ripercuotersi anche sul personale. Se i dipendenti dei musei pubblici riescono comunque a percepire il loro stipendio nonostante le chiusure, per i dipendenti dei musei privati c'è la cassa integrazione ma per i precari e i lavoratori meno tutelati, arriva la sospensione dell'incarico o il termine del contratto. Anche la Francia nei giorni scorsi, dopo l'apertura annunciata dal presidente Macron e a fronte di numeri relativi all'epidemia non così incoraggianti, ha fatto marcia indietro e ha deciso di tenere musei, teatri e cinema chiusi per altre 3 settimane. 

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