Cromoblock: la prima mostra italiana in realtà aumentata

Un’arte per tutti. In tutti i sensi: dal prezzo alla fruizione. Un’opera che è anche un gioco con cui interagire senza limiti se non quello della nostra fantasia. È questa l’idea che sta alla base delle opere di Riccardo Ten Colombo, artista piemontese classe 1977, che presenta la prima mostra in realtà aumentata a livello nazionale. Le opere non si trovano in una galleria reale o virtuale, ma fino al 14 maggio sono accolte nelle case degli utenti che potranno vederle e anche acquistarle direttamente nella gallery in realtà aumentata. 

In poche parole: per vedere la sua opera sul muro della propria casa basta un clic. Intitolata Cromoblock, la serie è formata da lavori composti da tavole magnetiche e forme geometriche che si combinano a creare forme tridimensionali dinamiche e potenzialmente sempre in trasformazione: le opere infatti sono aperte all’intervento manuale del fruitore. Una potenza plastica ed una energia dinamica, unite a una notevole politezza formale, rendono questi lavori magnetici anche per lo sguardo che viene attratto all’interno del campo generatore di forme, e al contempo chiamato ad analizzarne il processo compositivo. Ma la seduzione visuale attira il riguardante per invitarlo ad un intervento a sua volta generativo: gli elementi compositivi possono essere scomposti e rimodulati sulla tavola che li attira e compone. La percezione e l’esperienza visuali chiedono una reazione interattiva allo spettatore, chiamato a fruire l’opera dinamicamente e liberamente.

Cosa accadrà?

Neppure l’artista può saperlo: l’opera, messa al mondo dalla sua capacità ideativa e costruttiva, può essere ogni volta trasformata, rimessa al mondo da chi la possiede.
Progetto e caso, libertà e regola, manualità e tecnologie – Riccardo Ten Colombo studia da 4 anni questo progetto e ha creato un piccolo laboratorio di verniciatura nel proprio studio per poterne seguire le fasi di realizzazione, garantendo così all’opera un indiscusso valore artigianale di elevata qualità e autorialità comprovata – sono gli elementi dinamici e gli opposti che si riuniscono in questo progetto. Che ci riporta a una dimensione, anzitutto, di possibilità ludica: in un certo senso, quel fondo nero è uno schermo tra passato e presente, un luogo germinale dal quale, come dalla nostra memoria, possiamo rievocare ancora i ricordi di quando, sdraiati su un tappeto, componevamo forme e immaginavamo mondi.

Un messaggio di altissimo valore, soprattutto oggi, in un momento in cui le speranze progettuali devono essere tenute in costante allerta, per immaginare nuovi modi di costruire e vivere l’ambiente e la relazione con sé e con l’altro. In questa direzione, oltre che per l’inevitabile rimando formale, Riccardo Ten Colombo si pone quale giovane artista italiano che cammina lungo un percorso tracciato dalle correnti storiche di ascendenza astratto-costruttivista: come non sentire, in questo accorto uso dei colori che sono così presenti in tutta l’indagine di Colombo, e vieppiù in questo progetto sin dal titolo, un’eco dei canti dei colori nelle forme di Kandinskij, quando all’inizio del XX secolo chiedeva agli artisti di ascoltare il proprio tempo e di farlo risuonare in una ricerca capace di elevarsi spiritualmente?

L’arte diventa dunque uno strumento di costruzione sociale, un modo concreto per immaginare e fare un nuovo mondo. Riccardo Ten Colombo si porta una lunga storia dell’arte non sulle spalle, ma nel cuore; vuole che la sua opera possa essere di tutti: per questo la lascia campo aperto alla scoperta e alla trasformazione. E d’altra parte sa, anche, che l’opera d’arte è un valore: per questo crea dei pezzi unici, che potranno essere sì scomposti e trasformati da chi li possiede, in infinite variazioni. Ma, attraverso il documento di autenticazione che accompagna ogni opera, questa potrà tornare ad essere, se il suo proprietario vorrà cimentarsi, originaria immagine pensata dall’artista. Arricchita dal gesto creativo di ciascuno di noi. Un’opera in mutamento, un’opera eterna.

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