Il ClaraEnsemble debutta al Conservatorio

Cristina Zavalloni, una delle interpreti più versatili di oggi, sarà protagonista del concerto di mercoledì 6 febbraio al Conservatorio di Torino. Evento che segna il debutto del ClaraEnsemble, compagine da lei stessa fortemente voluta, che rappresenta il caso rarissimo di un gruppo fondato da una cantante. Ideato, voluto, progettato, costruito con attenzione - "con un’idea precisa in testa: biodiversità. Ovvero ciascuno è se stesso e dà il suo apporto restando se stesso" – il ClaraEnsemble è composto da Mattia Petrilli al flauto, Leonora Armellini al pianoforte, il violinista Massimiliano Canneto e il suo Quartetto Mirus.

Il programma del concerto è stato descritto da Cristina Zavalloni in una recente intervista rilasciata in esclusiva per l’Unione Musicale: "Abbiamo deciso di partire dalla Bonne Chanson di Faurè e di confezionare intorno un programma tutto francese, in cui miscelo, come amo fare, musica “colta” e musica “popolare”, ovvero Faurè, Ravel e Trenet. Ho commissionato le trascrizioni a due amici e colleghi fidati: Cristiano Arcelli e Mauro Montalbetti. Stiamo già lavorando ad altri programmi, sempre seguendo questa linea: repertorio del Novecento, nuove commissioni, trascrizioni, senza direttore, con grande disinvoltura stilistica".

Il ciclo La Bonne Chanson – costituito da nove liriche e composto da Faurè tra il 1892 e il 1894 su testi di Paul Verlaine – è da molti anni nel repertorio di Cristina Zavalloni.

La grande produzione francese del Primo Novecento costituisce il fil rouge dell’intero programma e incornicia il capolavoro di Fauré tra due altrettanto belle pagine di Maurice Ravel: le Chansons Madécasses (1925-26) e le Cinq mélodies populaires grècques (1904-1906), precedute dal secondo movimento del suo Quartetto per archi in fa maggiore.

All’esperto Maurizio Montalbetti il compito di trascrivere le Cinq mélodies (originariamente per sola voce e pianoforte) in una versione adatta al ClaraEnsemble: trascrizione rispettosa e insieme personale nella scelta dei timbri, delle sfumature, per così dire del punto di vista. Diverso il lavoro di Cristiano Arcelli, collaudato collaboratore di Cristina Zavalloni, che rielabora con maggior libertà la partitura di Charles Trenet (La mer, Boum!, Que reste-t-il de nos amour) pur salvaguardando le melodie originali.

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