Il coronavirus diventa un film girato in un ascensore: dove vedere l’anteprima del thriller psicologico

A Rivoli l’anteprima europea del film venerdì 2 ottobre alle 20.30 al Museo d’arte contemporanea. Al centro la paura, ma anche il pregiudizio razziale

“Corona” di Mostafa Keshvari è un film di grandissima attualità e il primo a raccontare la pandemia, secondo la presentazione di Distretto Cinema: “È un thriller psicologico ambientato nella fase iniziale dell’epidemia, in un ascensore dove una ragazza cinese, che potrebbe aver contratto il virus, rimane intrappolata con altre sei persone. Quando inizia a tossire, si scatena la paura. Tutti temono di essere infettati”.

L’anteprima europea sarà venerdì 2 ottobre alle 20.30 nel teatrino del Castello di Rivoli – Museo d’arte contemporanea. Il film è stato scelto per chiudere la rassegna “Pestifera” che ha esplorato i temi del contagio morale e fisico. Pestifera, alla prima edizione, è un progetto del Castello di Rivoli - Museo d’arte contemporanea in collaborazione con Distretto Cinema ed è stato curato da Carolyn Christov-Bakargiev, Irene Dionisio e Fulvio Paganin.

Dopo essere stato presentato al Festival di Toronto, il film arriva per la prima volta in Europa, a Rivoli, in una serata organizzata da Distretto Cinema e Castello di Rivoli: sarà introdotta dal critico cinematografico Giampiero Frasca mentre il regista sarà in collegamento dal Canada, dove risiede.

Al centro la paura, ma anche il pregiudizio razziale

Il film, con Emy Aneke, Zarina Sterling, Richard Lett, del giovane artista e regista iraniano-canadese, indaga i temi della paura e del razzismo attraverso la storia di questo gruppo di persone bloccate sull’ascensore durante la pandemia. Uno studio sulla società, le persone e le scelte narrate attraverso un insieme di individui bloccati in uno spazio ristretto. Un ritratto claustrofobico degli effetti societari della pandemia globale.
 
Mostafa Keshvari è un nome noto nei festival, soprattutto per i cortometraggi selezionati da Cannes: ha firmato il suo primo lungometraggio nel 2018, il pluripremiato “Unmasked”, su un'immigrata musulmana che si iscriveva di nascosto a una scuola di recitazione aprendosi a una diversa prospettiva. Autore attento ai temi della diversità e dell’inclusione, con “Corona” ha voluto raccontare sia il contagio sia la diffusione della xenofobia associata al virus, “nato” in Cina.

Il film è stato girato a febbraio, agli albori della pandemia, con una troupe già ridotta all’osso, di sole 25 persone. Il set è stato ricreato in un capannone e agli attori è stato data libertà di improvvisazione, proprio per immortalare cosa il mondo stava vivendo. Sottotitolo emblematico: “La paura è un virus”. “L’idea mi è venuta mentre ero in un ascensore a leggere notizie sugli attacchi di turisti cinesi e ho pensato di girare un film in un ascensore”, ha dichiarato Keshvari a The Hollywood Reporter. Aggiunge “Il Covid-19 è stato denominato all'inizio virus cinese. Ma ora colpisce tutti, non esiste un problema razziale. Ora la razza umana deve unirsi per sconfiggerlo. Il virus non discrimina, perché dovremmo farlo noi?". Un pregiudizio non ancora superato, visto che l’espressione a volte viene utilizzata dal presidente americano.
 
Oltre alla ragazza cinese, gli altri personaggi sono un addetto alle riparazioni (Emy Aneke), l'unico che prova a controllare la paura del contagio, una millennial (Zarina Sterling), un suprematista bianco con piccola svastica sulla fronte e in sedia a rotelle (Richard Lett), il proprietario del palazzo (Josh Blacker), una donna incinta (Andrea Stefancikova) e un inquilino indebitato (Andy Canete). Nei dialoghi e nelle azioni emergono reazioni istintive.

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Si entra con il biglietto di ingresso del Museo. Per informazioni: tel. 011.9565246. Inizio 20,30. Il Teatrino del Castello è in piazza Mafalda di Savoia a Rivoli.
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