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Un festival nella cascina sequestrata alla 'ndrangheta: "Scommessa vinta"

Si è svolto nel weekend un festival nella cascina sequestrata ai Belfiore, famiglia 'ndranghetista di San Sebastiano da Po. Dopo un percorso faticoso e accidentato la cascina, intitolata a Bruno Caccia, è stata finalmente destinata al riutilizzo a fini sociali

cascina-bruno-caccia-2Per spiegare cosa sia successo lo scorso weekend a San Sebastiano da Po, bisogna partire dalla fine.  Bisogna partire dalle parole di Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino: “Questa che state vedendo è una scommessa vinta, per tutti, è un regalo fatto alla democrazia”. “Questa” è la cascina sequestrata e poi confiscata ai Belfiore, famiglia 'ndranghetista insediata nella zona, nel 1999. Dopo un percorso faticoso e accidentato, la cascina è stata finalmente destinata al riutilizzo a fini sociali, nel 2007. Prende il nome di Bruno Caccia, lo stesso nome del Palazzo di Giustizia dove si svolgeranno i processi agli indagati dell'Operazione Minotauro. La scelta viene dalla storia: da qui, una cascina in cima ad una collina, in un paesino del chivassese, è partito l'ordine dell'omicidio del magistrato, nel 1983.

Qui, nei tre giorni passati si è svolto un festival. Si chiama Armonia, è organizzato dall'associazione Libera, è alla terza edizione e accade proprio nei giorni dell'anniversario della morte di Bruno Caccia. Nel fienile restaurato è esposta una collezione di opere d'arte intitolata a Bruno e Carla Caccia. La curatrice, Federica Rosin, spiega il perchè: “nei luoghi dominati dalla mafia è presente estrema povertà, o lusso sfrenato. La bellezza è qualcosa di diverso”. La bellezza è il collante che tiene insieme l'attività della cascina tutto l'anno: “durante la settimana abbiamo persone del territorio che vengono a fare cose qui, da corsi di pittura, a corsi di danza, a organizzare assemblee e incontri”, spiega Sara Lege, fra gli inquilini della cascina.  

Bellezza concentrata in questa intensa tre giorni. Venerdì si sono esibiti gli Arco Quartet, e un gruppo di percussionisti, allievi del conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Sabato l'ospite d'onore è stato Lucariello, a lungo collaboratore degli Almamegretta, cantautore e rapper cresciuto a Scampia – trovatore di storie di strada e di impegno civile. La messa di domenica mattina è stata officiata da Don Luigi Ciotti, sempre accogliente verso credenti e non. Lo sguardo della serata conclusiva va in avanti: un gruppo di allievi della classe di musica da camera del conservatorio, e i bambini di Pequenas Huellas. Pequenas Huellas significa “Piccole impronte”. Il progetto racchiude simbolicamente il senso dell'intero festival. Bambini di tutto il mondo cantano e suonano insieme un repertorio scavato nelle tradizioni dell'America Latina. Per fare qualcosa di bello, per imparare la pazienza e la fatica di stare insieme, il collante microscopico dell'intera società.

Il catering che ha offerto l'aperitivo nel preserata è stato preparato dai ragazzi dell'Istituto Alberghiero e di Arte Bianca Beccari, di Torino. Questo gruppo collabora col festival dalla prima edizione, tre anni fa, ed è anche un presidio – ovvero: un gruppo di giovani che organizzano eventi e si formano sui temi dell'antimafia – intitolato a Felicia Impastato, madre di Giuseppe detto Peppino.

Il simbolo della cascina è una foto: Bruno Caccia e sua moglie che ballano. Perchè le cose belle danno la forza di andare avanti, e perchè non è solo il magistrato, che viene ricordato. Giancarlo Caselli, accompagnato agli inizi della sua carriera dal più anziano Caccia, è stato anche un suo caro amico: lo ricorda con affetto, insieme alla figlia di Bruno, Paola Caccia, che ha donato quella foto sperando (e ottenendo, come nota con commozione, ringraziando, dal palco del festival) che se ne facesse buon uso.


In tempi di Minotauro, fare antimafia con i concerti può apparire sproporzionatamente effimero. L'iniziativa riguadagna il suo ruolo se la si pensa come parte di un enzima benefico. La bellezza autentica spezza i legami malati che contaminano la società, creando terra morbida per l'instaurarsi dei legami mafiosi. Libera riparte dalle relazioni e dall'educazione, costruisce fondamenta solide per la società civile. Sempre Caselli, “notaio del passato”, come da autodefinizione, sottolinea: “Guai se ci fosse solo l'antimafia della repressione, l'antimafia delle manette. Ci vogliono altre antimafie, che viaggino alla stessa velocità, con la stessa intensità, con la stessa determinazione”.

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