Sabato, 18 Settembre 2021
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Biennale della democrazia, un successo all'insegna della riflessione democratica

La grande affluenza ai 100 incontri in programma è dipesa dalla scelta dei temi, dal coinvolgimento dei giovani, da un mix di grandi personalità e talenti piemontesi: un vero laboratorio di democrazia

TORINO - E' il giorno dopo la chiusura della terza "Biennale Democrazia" e non si può che partire dalla constatazione di un successo evidente, soprattutto di pubblico. Migliaia di persone hanno assistito, e spesso partecipato attivamente, ai 100 incontri in programma dimostrando ancora una volta l'interesse di Torino per gli eventi e le manifestazioni culturali. Una prova di questo successo, se non altro numerico, è data proprio da una delle poche critiche che sono state mosse agli organizzatori: la grande affluenza agli incontri ha prodotto interminabili code e qualcuno è stato costretto a rimanere fuori. Il presidente Zagrebelsky ha già chiesto scusa, fra due anni si penserà a migliorare sotto questo punto di vista ma tutto sommato i mali dell'abbondanza non sono i peggiori.

I "perché" di questo successo sono molteplici e vanno sicuramente contestualizzati in una città che negli ultimi anni ha saputo valorizzare le buone iniziative culturali offerte. Sicuramente il tema scelto, "l'Utopia", è di per sé intrigante e incisivo (forse più delle precedenti edizioni) ma non ha monopolizzato la riflessione su ideologie passate o su un futuro immaginato: dalle problematiche dell'Africa, al ruolo della città o dei recenti fenomeni democratici si è parlato molto di presente e di come dare prospettive alle sue inedite sfide. Proprio in quest'ottica si è cercato di rivolgersi ai ragazzi con incontri ad hoc in cui potessero prendere la parola: nonostante le difficoltà a presenziare agli incontri mattutini (soprattutto di giovedì e venerdì) molti giovani hanno risposto positivamente agli stimoli offerti.

Un punto di merito nella scelta dei relatori è stata la capacità di coniugare intellettuali di fama Europea a una valorizzazione dei talenti e delle personalità piemontesi. Molti giovani studiosi della nostra regione hanno potuto mettersi in mostra tenendo conferenze o partecipando ai dibattiti e hanno messo in luce tutte le potenzialità che il territorio possiede. Se queste scelte sono state vincenti nel calamitare il pubblico bisogna anche sottolineare un'attitudine naturale di Torino a questo tipo di eventi: i festival brevi e fitti di incontri hanno bisogno di un luogo raccolto, in cui cioè gli spostamenti siano limitati, ma che allo stesso tempo abbia una vasta offerta di servizi e il centro di Torino è una sintesi rara di questi elementi.

Un successo dalle molte ragioni si diceva, ma anche dai molti spunti di riflessione per la città e non solo. In un momento di crisi economica che ha costretto il comune a ingenti tagli anche in ambito culturale, un risultato del genere vale ancora di più e si inserisce in un percorso che dalle Olimpiadi (e per molti versi anche da prima) sta trasformando Torino in una città turistica e ricca di iniziative. Ma il merito più grande della Biennale è aver ancora una volta evidenziato i valori di una democrazia partecipata, basata sul confronto di idee che non si ferma alla trattazione semplicistica e faziosa. Quasi un modello "utopico" se paragonato a certa politica, eppure si è dimostrato possibile.

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