"L'arte femminile: cambiamento radicale", mostra a Res Publica

In occasione della Festa internazionale della donna, Res Publica – Galleria d'Arte Democratica organizza la collettiva L'arte femminile: un cambiamento radicale, una mostra che intende valorizzare la ricerca di alcune interessanti esponenti del panorama artistico nazionale e internazionale. Il vernissage si terrà venerdì 9 marzo dalle ore 18.00 - nell'interno cortile di Via dei Mille 38 - a Torino.

A differenziare le artiste presenti in mostra sono tanti aspetti: le età, le sperimentazioni intraprese, i mezzi tecnici utilizzati, i supporti prescelti, ma ciò che volutamente le accomuna nel percorso espositivo - individuato dal gallerista Alessandro Cacciola - è il genere. L'esposizione si propone come un omaggio sincero, che cerca di evidenziare il ruolo fondamentale che l'universo femminile ha avuto e ha oggi nel campo della creazione artistica. Il progetto nasce dalla rilettura di una conversazione avvenuta tra Lucy Lippard e Margaret Harrison negli anni Settanta, ripresa da Hans Ulrich Obrist nel brillante assemblage di interviste pubblicato nel 2011 col titolo Breve storia della curatela: “L’esperienza femminile è, certamente, diversa da quella maschile socialmente, sessualmente, politicamente: perciò anche l’arte risulta diversa. Questo non esclude, come certi credono, l’interesse per tutti gli altri. Al contrario, l’esperienza femminile porta un cambiamento radicale per quelli che sopravvivono alla sua brutalizzazione”.

Linguaggi diversi che, nella forza che emanano, riescono a dialogare sommessamente come in un grande laboratorio creativo in cui flussi energetici continui si scambiano e ritornano. In particolare il visitatore potrà trovare: la scrittura pittorica dei Radical Writings di Irma Blank collocata non lontano da un collage politico degli anni Settanta di Lucia Marcucci, le eleganti chine su carta di Eva Sorensen affiancate a un recente “esercizio di lentezza” di Rosanna Rossi e alle Malelingue di Carol Rama, uno splendido Volume del 1959 di Dadamaino avvicinato alle immagini circolari di Sara Campesan e, sempre su plexiglass, è l’opera di Giorgia Zanuso che - però - decide di illuminarla con l’elemento distintivo della sua ricerca: il led. Infine, un piccolo ma grazioso dittico di Carmengloria Morales accostato alla materia dalla forte cromia dominata da Greta Grillo a cui si contrappone la candida cera pulsante di vita di Elena Modorati. In chiusura, un trittico di Elisabeth Scherffig e un'installazione di quattro lightbox impegnati e al tempo stesso molto impegnativi di Claudia Virginia Vitari. La mostra potrà essere visitata fino a sabato 31 marzo 2018.

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