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La merenda reale

La merenda reale

Concedersi una “Merenda Reale”, il momento della pausa è un tuffo nella storia

I caffè storici e le caffetterie di alcune Residenze Reali proporranno il bisquit, i "bagnati", lo zabaione, le paste di meliga, le lingue di gatto e molto altro

La Merenda Reale, il rito tanto amato da Casa Savoia, dal 20 maggio al 30 settembre potrà essere degustata tutti i giorni nella sua versione estiva nel pieno rispetto delle usanze e tradizioni in voga nel 1700 e nel 1800.

Invece sabato 27 maggio è tempo di “Merenda Reale Day” nei 7 locali aderenti dove si può scegliere la versione Settecentesca o Ottocentesca (Caffè Elena – Caffè Madama/Palazzo Madama - Caffé Reale/Palazzo Reale - Caffè San Carlo Caffetteria castello di Rivoli - Gelateria Pepino dal 1884 -Torrefazione Moderna).

Ogni caffé proporrà la sua versione di merenda allietata da un piccolo intrattenimento con figuranti in costume d’epoca o, nel caso del castello di Rivoli, da una visita guidata a tema gastronomico.

Saranno serviti: il Bisquit - cioccolata purissima fredda - con gli irresistibili “bagnati” e alcune golosità della pasticceria piemontese per la Merenda Reale del ‘700, mentre per quella dell’‘800, il celebre Zabaione accompagnato da biscotti tipici quali paste di meliga, lingue di gatto, meringhe, novarinie savoiardi.  

Nel 1700 la merenda era un passatempo reale, un rituale goloso e mondano della vita di Corte: tra le 14 e le 22 gli aristocratici dal palato esigente gustavano calde tazze di cioccolata, con i “bagnati”, piccole delizie fatte apposta per essere intinte. In estate l’usanza prevedeva la cioccolata in versione fredda chiamata “bisquit” accanto alla quale vi erano sempre le raffinate specialità dolciarie inventate appositamente dai cuochi di Palazzo.

Nel 1800 Torino ha ormai meritato, in tutta Europa, la fama di “capitale del gusto” e durante l’estate i biscotti sono più leggeri, accompagnati da un fresco, spumoso zabaglione, o meglio, un Sambaiùn: “brodetto” a base di rosso d’uovo e vino liquoroso, battezzato col nome del patrono dei cuochi torinesi, San Pasquale Bajlon, che era stato frate minore, ma anche cuoco e inventore di ricette.

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