Domenica, 13 Giugno 2021
Economia

Ristorazione e covid, nel 2020 Torino è terza città in Italia per attività in crisi: 549 locali chiusi

Ma può risollevarsi. Il 2019 era stato peggiore

Immagine di repertorio

Sul podio delle città italiane che, nell'ultimo anno, hanno più sofferto la crisi nella ristorazione c'è anche Torino. A fronte di 22.692 imprese del settore che nel Paese hanno chiuso definitivamente i battenti, dopo Roma e Milano, al terzo posto infatti, c'è il capoluogo piemontese. Il Rapporto 2021 dell'Osservatorio Ristorazione - spin-off dell’agenzia RistoratoreTop - ha elaborato numeri provenienti da diverse fonti, rivelando che il saldo tra nuove aperture e cessazioni sul territorio sabaudo è infatti di -549 attività.

Tuttavia nel 2019 per Torino era andata anche peggio: erano state infatti 637 le imprese ad alzare bandiera bianca. E non è proprio pessimistica la visione di Lorenzo Ferrari, amministratore delegato e direttore marketing di RistoratoreTop, che sottolinea come - nonostante i numeri non siano incoraggianti - la città abbia dei punti da utilizzare a proprio favore. Gli affitti bassi degli immobili per esempio: "Un'opportunità che la città deve sfruttare - come ha spiegato a La Stampa - perché consente di mantenere i conti delle attività più facilmente in equilibrio". 

La rivoluzione del delivery

Il 2020 è stato anche l'anno che ha visto, nella ristorazione, una sorta di rivoluzione dovuta alla pandemia. Il 77% dei locali hanno iniziato a lavorare in delivery e il 27% degli imprenditori del settore hanno avviato una dark kitchen, cioè solo per il delivery, o un brand virtuale per far fronte alle chiusure forzate. 

Rispetto al delivery, rivela ancora il Rapporto, il 43% dei ristoratori ha dichiarato di fare consegne direttamente, con propria flotta di rider e sistemi di ordinazione, il 3% di affidarsi unicamente a piattaforme esterne, mentre il 9% di utilizzare entrambe le modalità. Il restante 45% raccoglie chi non ha ancora puntato sul delivery e chi ha deciso di non farvi ricorso. Il 10% degli intervistati ha affermato di voler mantenere il delivery o la dark kitchen anche dopo le riaperture a pieno regime. Proprio per questo si ritiene che questi modelli tenderanno d'ora in avanti ad affiancare la ristorazione tradizionale. Tuttavia senza soppiantarla. 

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