Sabato, 25 Settembre 2021
Economia

Pil, esportazioni, povertà. La crisi è sempre più dura in Piemonte

Luigi Capra, direttore della sede di Torino della Banca d'Italia, ha messo in luce le problematiche di un'economia regionale vessata dalla crisi e incapace di ritornare in positivo

Rallenta la crescita del Pil, si è indebolita la domanda interna, i consumi delle famiglie sono sempre più ridotti: i segnali di miglioramento del mercato del lavoro registrati lo scorso anno hanno lasciato spazio ad un peggioramento nei primi mesi di quest'anno. In più tra le imprese domina l'incertezza sulle prospettive per i prossimi mesi. L'unico impulso alla crescita viene dalle esportazioni. In definitiva, "é un quadro molto pesante" quello relativo all'economia del Piemonte.

Luigi Capra, direttore della sede di Torino della Banca d'Italia, ha sintetizzato, a corredo del rapporto annuale dell'istituto, una situazione che non lascia spazio all'ottimismo. "Le variabili macroeconomiche restano deboli - aggiunge Capra -, non vi sono segnali di recupero". Nel 2011 il Pil piemontese ha avuto una crescita molto rallentata: +0,7%, rispetto al +2% del 2010. La frenata è stata molto forte nell'industria (+1,2% rispetto al +7,5% del 2010) ma ha interessato anche i servizi. Nel settore delle costruzioni è continuata la fase negativa che si protrae dal 2007. Nel complesso, "si è interrotta la fase di ripresa che si era avviata nella seconda metà del 2009".

L'unica nota positiva è la crescita dell'export (+3,4%), soprattutto verso i paesi esterni all'Unione Europea, tornate a livelli superiori a quelli del 2007. Tutto il resto è un panorama a tinte fosche. La domanda interna è rimasta debole. I consumi delle famiglie hanno ristagnato: +0,3%, un punto in meno rispetto al 2010. A sostenere i consumi ha contribuito la ricchezza accumulata dalle famiglie (rappresentata soprattutto da abitazioni), scesa comunque da 86mila a 80mila euro pro capite). Aumenta la percentuale di famiglie in "deprivazione", ovvero che hanno difficoltà nel pagare il mutuo o a consumare regolarmente un pasto. Sono l'11,7% in Piemonte, contro una media del Nord Ovest del 9,5%.

Sono proprio i mutui uno dei principali problemi sociali in Piemonte. Si sono drasticamente ridotti, infatti, quelli accesi da persone con meno di 35 anni e da stranieri. Cause: la situazione del mercato del lavoro e le politiche più selettive della banche verso i segmenti di clientela considerati più rischiosi. In altalena il mercato del lavoro. Nel 2011, l'occupazione è tornata nel complesso a crescere, in particolare per le donne, si è ridotto il ricorso alla cassa integrazione, il tasso di disoccupazione si è mantenuto stabile al 7,6%, il valore più alto tra tutte le regioni del Nord. Per contro, nei primi mesi del 2012 si registra un nuovo peggioramento. Forte l'impatto negativo sui giovani: è aumentata la percentuale di coloro che non lavorano, né svolgono un'attività di studio o formazione, sia tra i diplomati, sia tra i laureati. Anche le imprese non ridono. Il fatturato ha rallentato, la quota di aziende in utile si è ridotta, permane, inoltre, la difficoltà nell'accesso al credito. Dalla Banca d'Italia arriva la ricetta anti-crisi. "Per il Piemonte - chiosa Capra - servono internazionalizzazione, risorse, formazione e innovazione di prodotto".

(fonte ANSA)

 

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