Venerdì, 24 Settembre 2021
Economia

Csi Piemonte, Cerutti (Sel): "Avvallata la privatizzazione in contrasto alle indicazioni"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

E' più di due anni che chiediamo un piano industriale per il rilancio del CSI-Piemonte, indicando a più riprese le linee guida per la salvaguardia del Consorzio e dell'ICT piemontese, e nei giorni scorsi il CDA ha consegnato, tramite l'assessore Giordano, un sintetico piano strategico, che verrà discusso domani in Commissione Bilancio, redatto sostanzialmente da KPMG, che propone la privatizzazione di tutto l'Ente, salvo  un piccolo nucleo di 70 persone che rimarrebbe pubblico, mediante tre spin-off.

Un piano in radicale contrasto con la nostra idea di ICT pubblico e con la mozione approvata martedì scorso dal Consiglio comunale di Torino, che chiedeva un rilancio del CSI come consorzio pubblico e unitario, motore dell'innovazione della PA e volano dell'intero settore ICT locale. Chiediamo da sempre il rilancio del CSI pubblico e unito, come recita lo slogan dei lavoratori del Consorzio, ma questa volta il dato peggiore che emerge dal piano di KPMG non è tanto la privatizzazione 'selvaggia', che già di per sè ci vede contrari, quanto la evidente irrealizzabilità e insostenibilità del progetto.

Il piano si fonda su 3 presupposti non realizzabili, al momento: gli Enti dovrebbero essere in grado di ripagare in tempi rapidi i 144 milioni di debiti nei confronti di CSI, garantire alle società che subentreranno al CSI un volume di ordine pari a quello del 2013 per cinque anni, con i corrispondenti flussi di cassa costanti.

E' del tutto evidente che con questi presupposti non ci sarebbe alcun bisogno di smontare il CSI pubblico e, anzi, un CSI pubblico potrebbe continuare ad esistere anche con un realistico programma di rientro dal debito a più lungo termine, se solo fossero mantenuti livelli di ordinativi e dei flussi di cassa ragionevolmente costanti.

Ma a destare la maggior preoccupazione è la considerazione di KPMG secondo cui, se le precondizioni non si avverassero, occorrerebbe ragionare in termini di liquidazione e non di privatizzazione del Consorzio. Non vorremmo che qualcuno stesse pensando di continuare a rimandare il problema e a non decidere per lasciar fallire il Consorzio e non assumersi la responsabilità politica del futuro del CSI-Piemonte. La Giunta si prenda immediatamente le sue responsabilità e presenti una proposta credibile di rilancio dell'ICT pubblico piemontese.

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