Economia

"Un premio alla memoria delle vittime del rogo Thyssenkrupp"

Incontro a Torino tra Emma Marcegaglia e i parenti delle vittime. Si chiude così la polemica dopo l'applauso di Bergamo all'amministratore delegato della Thyssen condannato a 16 anni

Si chiude la polemica per il contestato applauso tributato qualche settimana fa a Bergamo dalla Confindustria all'ad Thyssen condannato a 16 anni per il rogo del dicembre 2007. La Presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia "si è impegnata a proporre al Presidente della Repubblica l'istituzione di un Premio sulla Sicurezza, dedicato alla memoria" degli operai morti a Torino nel rogo dello stabilimento della Thyssen. Lo hanno reso noto le famiglie delle vittime del rogo al termine di un incontro che hanno avuto, nel pomeriggio, con la stessa Marcegaglia, a Torino

"Ringraziamo la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia - dicono i parenti in una nota diffusa al termine dell'incontro - per essere venuta oggi a Torino, insieme al vicepresidente per la Sicurezza Samuele Gattegno e al vicepresidente per la Legalità Antonello Montante, a incontrarci, accettando il nostro invito". Nell'incontro - hanno riferito i parenti delle vittime - abbiamo "raccontato il dramma dei nostri familiari e si è discusso dell'importanza e della necessità di un impegno che ci deve accomunare tutti nel migliorare la sicurezza e l'incolumità nei luoghi di lavoro. Perché questo - concludono nella nota - è l'unico modo per onorare la memoria dei nostri cari, anche se nessuno potrà mai restituirceli".


Il comunicato è stato letto da Laura Rodinò, sorella di Rosario, una delle sette vittime.
"Abbiamo assunto un impegno reciproco - ha spiegato - a mantenere riservati i contenuti dell'incontro che avevamo chiesto tutte e sette le famiglie. Siamo soddisfatti, la presidente di Confindustria è stata molto gentile e disponibile". Accanto a Laura Rodinò c'erano Luigi Santino, fratello di Bruno, un'altra vittima e Antonio Boccuzzi, l'unico sopravvissuto alla strage. Dimostrare ancora acredine per la troppa sofferenza patita Nino Santino, padre di Bruno, che nei giorni successivi al rogo andava in giro con la foto del figlio sottolineando il fatto che era stato ucciso. Concetto che ha ripetuto anche oggi, aggiungendo: "Sono 41 mesi e 11 giorni che non sento la voce di mio figlio che mi chiede di andargli a comprare le sigarette".

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