Economia

'La rinascita, dopo la mia disabilità': l'impresa di Moreno Pesce tra le montagne di Abruzzo, Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta

Si è rimesso in gioco per raccogliere fondi

Si è concluso con la terza e ultima tappa tra Piemonte e Valle D'Aosta, il progetto“La rinascita, dopo la mia disabilità”. Si tratta di una vera e propria sfida, di quelle che ama tanto e che costellano la sua vita. Lui è Moreno Pesce,  che sta facendo della propria disabilità, arrivata con l'amputazione di una gamba dopo un incidente in moto, la motivazione per superare i propri limiti.

Lui si presenta così: “Mi chiamo Moreno Pesce, sono nato a Noale (VE), il 13 dicembre 1975 e adoro la montagna. Fin da bambino guidavo io i miei genitori lungo i sentieri, loro sempre dietro ben staccati. Un incidente motociclistico mi ha sbattuto a terra in tutti i sensi e la vita ha cambiato significato. Sono rinato quando ho capito che la sola differenza è che ora sono solo un po’ più lento quando corro o cammino”.

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Il 45enne veneto è arrivato all'ultima tappa del tour che tocca le principali vette italiane tra cui il Gran Sasso. Con la sua ultima impresa, Pesce, sostiene l’iniziativa MSD CrowdCaring su Eppela piattaforma leader in Italia per il crowdfunding. MSD CrowdCaring, iniziativa di MSD Italia, nasce per promuovere l'innovazione al servizio della salute. L’iniziativa MSD CrowdCaring, realizzata in collaborazione con la piattaforma Eppela, da alcuni anni sostiene progetti innovativi che ambiscono a migliorare la Vita delle Persone, contribuendo a superare alcuni dei limiti associati alla disabilità, alla malattia, o alla discriminazione di genere, razza o cultura. Proprio questi temi, con particolare riferimento all’inclusione della diversità, sono centrali nell’edizione 2021. 

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Il tour è partito venerdì 21 maggio  dalla provincia di Genova toccando Punta Martìn – Acquasanta, poi il 25 maggio si è spostato  in provincia de l’Aquila per la tappa Gran Sasso Campo Imperatore l’Aquila - La Direttissima.  L'ultimo sforzo, che ha affrontato è quello del 15 giugno, nel Comune di Alagna Valsesia, in provincia di Vercelli: Comune di Gressoney-La-Trinité – Provincia di Aosta – Valle d’Aosta .

Come sono andate le prime due tappe di questa impresa in Abruzzo e Liguria?

La prime due imprese sono andate molto bene. La più sentita a livello di cuore è sicuramente quella della Liguria ma la vera impresa è sicuramente quella del Gran Sasso. Una vetta, due vie alpinistiche, un  rapporto con la guida che era remoto e quindi aveva un valore aggiunto in più, c’è molto storico dietro a questa cosa legata naturalmente ai regolamenti per le persone disabili nella federazione.

Cosa sta aggiungendo questa ennesima sfida alla sua vita?

Io vivo di sfide, nel senso che ogni volta che raggiungo un obbiettivo divento un po' triste, perché sento subito la necessità di raggiungere un altro obiettivo per restare sempre pro-attivo. Sta proprio qui la soddisfazione di essere uno dei più lenti: la motivazione nel fare un gruppo di coda che prova ad andare, molto lentamente con il proprio passo e con la razionalità e maturità di poter accettare anche l' eventuale fallimento dell'impresa. La soddisfazione più grande è cercare di creare questo, in una scalata che dai più è ritenuta impossibile, che però con la determinazione contiamo di riuscire a portare a termine.

Cosa significano per lei i luoghi dell'ultima tappa? E cosa si aspetta da questa?

I luoghi dell’ultima tappa rappresentano per me il fallimento: fino ad oggi non sono mai riuscito ad arrivare in Capanna Margherita, ciò non toglie che io sia comunque riuscito a vivere la mia esperienza di alpinismo estremo e questo mi aiuta molto e mi motiva sempre a continuare a tentare, per vedere cosa si riesce a creare insieme al gruppo. Questa è la motivazione che  mi porta a non  abbattermi se non riesco, ma accetto la regola della montagna che mi impone ciò. Il caso non è concepito quando si fallisce, molto probabilmente c’è qualcosa che non va nella preparazione fatta fino ad ora.  Ma quando riesco la soddisfazione è ancora più grande, l'emozione ancora più forte, più coinvolgente.  E questa soddisfazione è anche perchè sono riuscito ad includere nel  progetto la raccolta fondi, una marcia in più e così MSD diventa la punta di diamante dei progetti che riguardano l'inclusione. 

Quali sono le emozioni maggiori che hai avuto in particolare nella tappa piemontese?

La tappa piemontese è la tappa di chiusura ed è un percorso lungo di 4 anni perché nel 2018 ho cominciato a provare a fare gli avvicinamenti al Monte Rosa e successivamente a tanti insuccessi, perché non sono mai riuscito ad arrivare a Capanna Margherita, questa volta caso vuole che anche insieme al progetto, legato alla raccolta fondi di MSD, sono riuscito ad arrivare in vetta alla Capanna Margherita. Inutile nasconderti la mia felicità, sono scoppiato a piangere come un bambino. Non riuscivo più a fermarmi, ci sono voluti 15 minuti per 'tornare in fase'. Quindi va più che bene.

Traccia per noi un bilancio finale di questa avventura? Cosa ti ha lasciato?

Chiudere questo percorso, legato alla rinascita dopo la mia disabilità è come tornare bambini perché ho deciso di ripercorrere certi percorsi, prima in Liguria, successivamente sul Gran Sasso e ora sul Monte Rosa, proprio per farmi tornare a vivere le esperienze passate e farmi vedere dove sono arrivato oggi. Non per essere un maestro assolutamente, ma solo per tenermi con i piedi a terra. Per le persone è molto facile pensare in grande vedendomi fare queste cose, infatti ho 1500 proposte per fare tante altre cose. Però a me piace rimanere piccolo e cercare di coltivare le mie emozioni in maniera molto ponderata e valutando anche l’aspetto di quanto rimango via da casa e quanto tempo tolgo alla mia famiglia, alla mia bambina soprattutto. Questa è la cosa principale che mi sta a cuore, che mi sta dentro. Poi essere d’esempio per un progetto di raccolta fondi come è stato e com’è per MSD è un’emozione grande perché io non sono nessuno, non mi ritengo nessuno. Essere messo lì come specchio per portare luce su questi progetti è una cosa molto bella, mi fa molto piacere, mi ha emozionato.

Quanto è importante per te il successo di Msd Crowdcaring e il sostegno dei fan?

Ho sentito un impulso positivo, sentivo un impulso perfetto il giorno che sono salito in Capanna Margherita. Questo credo che non sia una cosa a caso. C’era molta gente che mi scriveva, ti stiamo seguendo, stiamo seguendo sui social tutto quello che dici, che fai, che metti. Quindi mi sono sentito sospinto da tutto questo entusiasmo, da questa energia positiva ed è stata una cosa fondamentale. Il discorso di riuscire a creare movimento sui progetti sulla disabilità è una cosa che dovrebbe essere amplificata. Ci dovrebbe essere sempre più motore, sempre più  gente che spinge per fare attività inclusiva dove magari l’Ente sovrano che è lo Stato non riesce per ovvi motivi a coprire eventuali carenze economiche. Con l’aiuto di tutti, infatti, si parla di una squadra, siamo una squadra, l’ho sempre detto. Con il team di Eppela e di Msd, oltre alla squadra mia di base con cui mi relaziono per andare a fare queste cose. Il gruppo è quello che vince, è la cosa fondamelale, e quando il gruppo vince deve continuare a fare quello che meglio può e riesce.

Ora immagino che trascorrerai un periodo di riposo. Quale sarà la tua prossima sfida? Ce l’hai già in mente?

Farò una settimana di riposo, di relax ,palestra, nuoto, attività per sciogliere e tenere in relax la muscolatura. Il periodo di riposo ci vuole perché il corpo ha bisogno di riposare. Oggi mi sento come se mi fosse passato sopra un carro armato, proprio la muscolatura ha mollato tutta la tensione. Dopo l’evento quando sono partiti ieri gli ultimi ragazzi mi sentivo più sereno, è andata più che bene così. Ora è tutta discesa, oggi ‘family time’ e poi ripartiamo.

Con questa sua “impresa” Moreno vuole promuovere un messaggio positivo: “Rimettermi in gioco è il messaggio che desidero trasmettere a chi pensa di mollare e subire gli eventi”.

La missione di Moreno, in coerenza con quella di Msd Crowdcaring, “è di pormi degli obiettivi e cercare di raggiungerli come traguardi, che sono solo dei traguardi intermedi, trasmettendo l’energia che mi anima ogni volta ad intraprendere qualsiasi avventura”.

Pesce durante la sua impresa invita a sostenere i progetti  di inclusione a questo link, mentre le tappe del tour si possono seguire su Facebook.

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