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Indesit: i lavoratori in assemblea a None contro la delocalizzazione

In presidio permanente dall'8 giugno, i dipendenti contrastano la decisione dell'azienda di produrre le lavastoviglie in Polonia. Bellono, Fiom-Cgil: "In gioco il futuro industriale del paese"

Assemblea dei lavoratori della Indesit di None stamattina davanti ai cancelli dello stabilimento, dove continua dall'8 giugno il presidio permanente, per fare il punto sull'esito dell'incontro di ieri a Roma al Ministero dello Sviluppo economico tra azienda, sindacati, enti locali e governo. 

 
"Si è guadagnato del tempo - ha dichiarato Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil - per cercare una soluzione: la partita è aperta e la trattativa prosegue". Fino al 31 ottobre ci sarà la cassa integrazione in deroga al posto della cassa straordinaria per cessata attività richiesta dall'azienda a partire dal 13 luglio. La Indesit non ha comunque rinunciato all'intenzione di delocalizzare la produzione di lavastoviglie in Polonia e ha presentato un piano che ricollocherebbe solo un novantina di lavoratori sugli oltre 400 attuali.
 
Si ribadiscono contrari alla chiusura dello stabilimento produttivo sindacati e istituzioni, che hanno giudicato insufficiente il piano di ricollocazione. Le parti hanno convenuto di rincontrarsi, sempre al ministero, il 25 luglio. Lunedì 2 luglio si svolgerà un'altra assemblea davanti ai cancelli, dove i lavoratori sono in presidio permanente dall'8 giugno, per decidere come proseguire la mobilitazione.
 
"Il risultato raggiunto al ministero - ha sottolineato Bellono - è stato ottenuto anche grazie alle posizioni tenute dalle istituzioni locali e dal ministero ma soprattutto per la determinazione dimostrata dai lavoratori in tutta questa vicenda. Sicuramente, la soluzione che l'azienda ha prospettato ieri, pur rappresentando un passo avanti, non è sufficiente per un accordo condiviso. E' inaccettabile che un'impresa che ha fatto del made in Italy la sua carta vincente possa pensare di spacciare per italiani prodotti che vengono costruiti da tutt'altra parte: qui è in gioco non solo il destino di uno stabilimento ma anche il futuro industriale del paese e di quei settori che meglio dovrebbero rappresentare il saper fare italiano".
 
(fonte ANSA)
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