Economia Parella / Via Angelo Mosso

'#Ioapro', l'iniziativa social e l'apertura dei locali nonostante i divieti: adesioni anche a Torino

Domani, 15 gennaio, in molti tireranno su la serranda. Ma c'è anche chi non lo farà

Tra ristoratori e baristi regna ormai il malcontento e con l'iniziativa nazionale segnalata da un hashtag #ioapro1501, anche a Torino, in molti di loro domani - 15 gennaio appunto - sceglieranno di non attenersi più alle normative e alle fasce orarie imposte dai vari Dpcm, aprendo i loro locali alla clientela. A scatenare definitivamente la ribellione, la nuova regola all'orizzonte che imporrebbe lo stop all'asporto dopo le 18, l'unica boccata di ossigeno che in questi mesi ha consentito a molti locali di tirare avanti. 

Chi aderisce

Alcuni di loro sono determinati ad aprire al pubblico anche oltre il coprifuoco, altri in maniera simbolica decideranno di tirare solo su la serranda. All'iniziativa, a livello nazionale, parteciperanno anche le palestre, chiuse ormai da mesi.  E l'onda, per mezzo dei social, monta anche in provincia: sono diversi i ristoranti e i pub che parteciperanno alla protesta. 

Ma c'è chi non è d'accordo

Ma  non tutti concordano con l’iniziativa #ioapro. Il timore è per le sanzioni, ma anche di mettere a repentaglio il personale in un momento in cui la situazione epidemiologica è tutt'altro che tranquilla. E poi in fondo, i clienti ci sarebbero? C'è chi dice di no, e allora l'iniziativa sarebbe inutile. 

Silvio Facchinetti, titolare dell’omonimo ristorante di Torino, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Cosa succede in città”, condotta da Emanuela Valente su Radio Cusano Campus. “Trovo che non sia questa la protesta giusta da fare in questo momento. In una situazione così delicata in cui non ci sono clienti, perché non ci sono eventi, non ci sono cerimonie, non ci sono i turisti, per chi vengo ad aprire la sera? A pranzo abbiamo aperto negli orari consentiti, però subiamo comunque lo smart working, il fatto che la gente non lavora. Le associazioni di categoria non devono spingere noi a fare queste iniziative e a prendere multe, devono interagire affinchè vengano dati i giusti ristori, più crediti d’imposta sugli affitti. Lavorare la sera in questa situazione significherebbe lavorare in perdita, già a pranzo è dimezzato il lavoro".

E ha aggiunto: "In un’apertura ‘illegale’, i miei clienti che sono persone a modino non credo che vengano a cena in modo così clandestino. Non mi sento di aprire in queste condizioni. Non si può negare che non ci sia un’emergenza sanitaria. Se ci saranno misure più restrittive dobbiamo dire grazie a quei bar che aprivano e facevano entrare gente nonostante non fosse consentito, paghiamo anche l’effetto di queste trasgressioni. Certo, i soldi non ci sono, io me li sono fatti prestare dalla famiglia, dalla banca, li sto finendo anche io. La soluzione però non può essere quella di aprire clandestinamente”.

Una raccolta fondi per tirare avanti

E poi c'è Andrea Carratello de Il Cavaliere di via Mosso che ha sempre rispettato le regole in maniera meticolosa e per questo a volte è stato anche criticato. Andrea ha comunicato che aderirà a #ioapro1501 ma lo farà a modo suo: "Modificheremo i nostri orari e apriremo in maniera simbolica per l'asporto e il domicilio venerdi, sabato e domenica - ha detto - ma impedendo comunque la consumazione sul posto che riteniamo incosciente da parte di alcuni colleghi, che andranno incontro a sanzioni e rischi inutili". Andrea per il sostegno della sua attività inoltre, si è affidato alla piattaforma Go Fund Me, con una raccolta fondi destinata al proseguimento della sua attività, con ben 11 dipendenti.

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