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Il piano del Governo USA inguaia il Piemonte: a rischio 10.000 nuovi posti di lavoro

Potrebbe saltare il progetto di Intel sulla fabbrica di microchip. Altra partita preoccupante è la situazione di Italvolt a Scarmagno

Intel potrebbe scegliere di non scegliere il Piemonte e il progetto Italvolt preoccupa i sindacati. Così la nostra regione rischierebbe di perdere un potenziale incremento occupazionale di 10.000 lavoratori. È lo scenario che ha tracciato Davide Provenzano, segretario della Fim-Cisl Torino e Canavese, dopo gli ultimi sviluppi in seguito all'annuale Forum economico che si è tenuto a Davos. 

In quel contesto l'amministratore delegato di Intel, Patrick Paul Gelsinger, non ha confermato l'investimento di circa 80 miliardi di euro in Europa, di cui l'Italia dovrebbe far parte. Il numero uno di Intel si è limitato a dire che l'Italia - e di conseguenza il Piemonte - è ancora in partita. 

A modificare le carte in tavola è stato il maxi piano stanziato da Biden, presidente degli USA, che prevede stanziamenti di 360 miliardi di dollari da destinare alle aziende per la transizione ecologica e tecnologica. Risorse che secondo gli esperti di economia potrebbero spingere Intel a rivedere i propri piani e ad aprire un nuovo impianto nel territorio statunitense a discapito proprio dell’Italia. Il Piemonte era candidato ad ospitare il sito per il packaging dei Microchip per una commessa di 11 miliardi di dollari e una previsione occupazionale di 5.000 persone. 

Altra partita preoccupante è quella della Italvolt: "Sempre di recente la notizia di Britishvolt finita in amministrazione controllata, mette in seria discussione il tanto annunciato investimento della sorella gemella svedese Italvolt a Scarmagno", scrive la Fim-Cisl in una nota. Si tratterebbe di un investimento in una Gigafactory di batterie per l’auto nei terreni della ex Olivetti che dovrebbe occupare circa 4-5 mila addetti nel progetto iniziale. "Se il progetto inglese è di fatto fallito, vi è il grande dubbio che quello italiano non parta neanche", continua la Fim-Cisl. 

"Riteniamo che quello che si sta delineando per il Piemonte, in particolare per l’area torinese sia estremamente preoccupante, l’investimento di Intel e di Italvolt sono fondamentali per superare il momento di difficoltà del settore auto e per gestire eventuali esuberi che temiamo possano esserci con la fine della produzione del motore endotermico previsto per il 2035", commenta Davide Provenzano, "Perdere potenzialmente 10.000 nuovi posti di lavoro per la nostra industria sarebbe drammatico, il settore Automotive con tutto il suo indotto ha bisogno di un polmone occupazionale, che con la dovuta riqualificazione di competenze degli addetti, possa superare questi anni cosi incerti". 

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