Gli effetti del coronavirus sulle imprese torinesi, Gallina: “La resistenza delle aziende non può essere infinita”

Gli imprenditori necessitano di liquidità per mitigare gli effetti negativi di questa emergenza sanitaria

La seconda indagine di Confindustria, effettuata a livello nazionale, si è occupata degli effetti della pandemia del Covid-19 sulle imprese italiane.​ L'indagine ha visto la partecipazione di 505 aziende piemontesi, il cui 95% ha dichiarato di aver subito l’impatto negativo del Coronavirus. 

“L’indagine fotografa un Piemonte che s’impegna e che sta cercando di affrontare questa emergenza senza precedenti utilizzando forme di lavoro inedite, come lo smart working, che porteranno positive opportunità nel futuro. Ma la resistenza delle aziende non può essere infinita. I risultati dell’indagine sono chiari: senza la liquidità in tanti non riusciranno a ripartire. Se le priorità sono la salute e la sicurezza di tutti, dobbiamo essere consapevoli che più si protrae la chiusura delle aziende, più aumenta il rischio della loro non riapertura e della conseguente perdita di migliaia posti di lavoro. Bisogna ora pensare ad una fase 2 che garantisca un accesso immediato al credito e ne snellisca le procedure permettendo a tutti di ripartire e lavorare in completa sicurezza” dichiara Dario Gallina, Presidente dell’Unione Industriale di Torino, commentando i dati della seconda indagine di Confindustria sugli effetti della pandemia del Covid-19 sulle imprese italiane. 

“Impatto” da corovavirus: i dati

In seguito all’emanazione dei DPCM del 22 e del 25 marzo 2020, risulta che in Piemonte quasi un’azienda su due ha dovuto interrompere in toto la propria attività (40%), mentre il 33,2% l’ha chiusa parzialmente. Tale interruzioni hanno determinato un danno che il 22% del campione regionale ritiene “gestibile” mentre per oltre il 67% è considerato “severo” o “significativo”. Solo il 2% ha considerato l’impatto da Covid “trascurabile”.

In media, rispetto alla normalità (marzo 2019), si è assistito ad un calo, su scala regionale, del 33,8% del fatturato e del 33,1% delle ore lavorate. Rispetto ai due parametri, il Piemonte ha scontato un calo leggermente sopra la media italiana.

Lo smart working è stato diffusamente impiegato ove il 28% dei dipendenti totali delle aziende intervistate svolge attualmente il proprio lavoro da casa. Il 44,4% del campione risulta inattivo, mentre quasi per l’84% dei dipendenti si ricorre ad ammortizzatori sociali (CIGO, FIS, etc.). 

Infine è stato chiesto agli imprenditori quali provvedimenti governativi fossero più efficaci per mitigare gli effetti negativi di questa emergenza sanitaria: l’esigenza comune segnalata è la necessità di liquidità attraverso finanziamenti a condizioni agevolate per riavviare le attività produttive.

Sottolinea in una nota l’Unione Industriale di Torino:

“L’indagine è stata avviata on line e vi hanno partecipato oltre 4.000 aziende, di cui 505 imprese piemontesi: un campione ridotto che non può considerarsi statisticamente rappresentativo della totalità delle imprese del Piemonte ma che, tuttavia, è altamente indicativo dell’impatto che il COVID e i provvedimenti governativi hanno avuto sul tessuto imprenditoriale regionale”.
 

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