Foodora, via dall'Italia con il "decreto dignità"

Di Maio: "No ai ricatti"

Se Luigi Di Maio, il neo ministro del Lavoro e dello sviluppo economico, adotterà davvero il "decreto dignità", Foodora, una delle aziende di food delivery piú al centro delle cronache - anche a Torino - per via delle proteste dei riders,  potrebbe lasciare l'Italia. A dirlo in un'intervista al Corriere della Sera, in maniera neanche troppo velata, l'amministratore delegato Gianluca Cocco, sottolineando che il decreto "demonizza la tecnologia e ingessa la flessibilità ". 

Di Maio, ministro da poco più di due settimane, ha quindi a che fare con la sua prima grana ma non si lascia intimidire: "Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzarle. Ma "ho il dovere di tutelare" i riders che "oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato". Oggi, lunedì 18 giugno,  Di Maio incontrerà le principali piattaforme di food delivery, da JustEat a Deliveroo: "Se lavoriamo insieme l'Italia diventerà il modello da seguire" per i lavori legati alle piattaforme digitali "Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto".

A Torino i riders Foodora che in varie occasioni hanno protestato contro la multinazionale tedesca, chiedendo il riconoscimento di maggiori diritti, recentemente hanno dovuto accettare la sentenza del TAR che ha respinto il loro ricorso, definendoli "lavoratori non subordinati". 

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