Giovedì, 23 Settembre 2021
Economia

Crisi in casa Fiat: gli auspici di Nosiglia e le paure dei sindacati

Mentre l'arcivescovo fa appello alla corresponsabilità, Passera dichiara tiepidamente attenzione al tema e Fiat va a picco a Piazza Affari, i sindacati attaccano

 

Sospeso o rallentato che sia l'investimento, il futuro di Mirafiori spaventa i sindacati. Fa sentire la propia voce anche l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, che rivolge un appello a "tutte le componenti in causa, le istituzioni nazionali e locali, la proprietà e gli azionisti, il management e i sindacati a un'assunzione di concorde responsabilità". "E' un settore che seguiamo con grande attenzione", si limita a commentare il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.
 
In borsa il titolo Fiat, perde il 5,2%. Ed è polemica tra la Fiom e il Lingotto sui ricorsi legali: "Ci sono trenta sentenze di condanna dell'azienda per attività antisindacale, solo in 14 ha vinto. Sulle quote sindacali è stata sempre condannata". La Fiat ribatte che "per il mancato riconoscimento delle Rsa la Fiom ha presentato fino ad oggi contro la Fiat 61 ricorsi: dei 52 fino ad ora decisi, 42 sono stati respinti". Al centro dell'attenzione dopo l'incontro fra Sergio Marchionne e i sindacati che hanno firmato il contratto di gruppo, ci sono i timori su Mirafiori.
 
Lo dice anche Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo Fismic: "E' il cuore del problema - osserva - lo stabilimento più in pericolo perché è quello che fa meno auto e per questo l'unico che Marchionne potrebbe chiudere senza abbandonare la produzione in un segmento di mercato. Oggi il cantiere è fermo, i lavori previsti per agosto non si faranno, ma tecnicamente il ritardo potrebbe essere recuperato".
 
Appesantisce ulteriormente Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom, sindacato assente all'incontro con Marchionne. "Se non ci sono segni d'inversione di tendenza, Mirafiori è destinato a spegnersi lentamente. Dai fornitori ci risulta che l'investimento è congelato, non è solo un rallentamento". Fuori dal coro il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: "In Italia - sostiene - ogni volta che si parla di Fiat alcuni vengono presi da forme di isteria e non sanno quello che dicono. Non c'é nulla di cui essere preoccupati. Marchionne non ha cambiato opinione né sulla strategia né sul futuro". Quanto a Mirafiori, secondo Angeletti, "non c'é alcun rischio perché i modelli previsti sono quelli meno condizionati dall'andamento del mercato europeo".
 
(ANSA)
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