Domenica, 26 Settembre 2021
Economia

Fiat, fabbriche a rischio di chiusura per lo sciopero delle bisarche

Oggi si è fermato anche lo stabilimento di Melfi. La casa torinese parla di "un danno del 10 per cento sulle quote di mercato". Domani Sergio Marchionne e John Elkann da Monti.

Le fabbriche italiane della Fiat rischiano di fermarsi tutte a causa dello sciopero delle bisarche, in corso da venti giorni contro le liberalizzazioni: stop della produzione a Melfi, dove nei piazzali sono ferme migliaia di auto. La casa torinese parla di una perdita di circa 20mila vetture dall'inizio della protesta dei padroncini, “che sarà molto difficile recuperare nel corso dell'anno”, e sostiene che "i danni causati finora avranno un impatto negativo di circa il 10 per cento sulle quote di mercato del mese di marzo in Italia e all'estero". 

Fermo anche lo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d'Arco che è impegnato nel lancio europeo della Nuova Panda. Fermi a causa dello sciopero delle bisarche tutti gli altri stabilimenti della Fiat, Cassino e Sevel. A Mirafiori non si lavora per la cassa integrazione.

"Questa situazione - sostiene il Lingotto - ha generato e continua a generare lunghi e numerosi ritardi nelle consegne delle vetture ai concessionari e ai clienti. Attuato da alcune associazioni di autotrasportatori il fermo sta di fatto paralizzando tutta la logistica automotive soprattutto al Centro Sud e in tutti gli snodi portuali". La casa torinese è particolarmente danneggiata per "il forte impatto sulle fatturazioni e sulle immatricolazioni in Italia e all'estero".

"Il settore automotive italiano, già fortemente in sofferenza - sottolinea Fiat Group Automobiles - viene ad essere ulteriormente penalizzato da questo fermo. È molto importante che la situazione si sblocchi in tempi brevi, in modo da ripristinare il normale svolgimento dei servizi di trasporto, e non compromettere ulteriormente i risultati del comparto automotive". Prevista per oggi un'informativa sulle prospettive occupazionali della casa torinese in Senato, mentre  tenuta dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, 

Domani è in agenda l'atteso incontro tra i vertici Fiat - con Marchionne ci sarà il presidente John Elkann - e il premier Mario Monti. "A Monti non chiederò nulla. Non voglio assolutamente nulla. Confermerò quanto già abbiamo detto per Mirafiori e Pomigliano: andiamo avanti con i nostri investimenti secondo i programmi", ha detto lunedì l'amministratore delegato della casa torinese. 

I sindacati vogliono invece più certezze sugli investimenti. Per la leader della Cgil Susanna Camusso, "Marchionne ha deciso di andare all'estero. Non sta investendo in Italia. Quello che abbiamo visto è solo Pomigliano. Io penso che l'ad di Fiat stia usando l'Italia come ruota di scorta per la ripartenza dei marcati, ma che non stia investendo". Il Pd torinese chiede che Mirafiori sia "il centro di propulsione per la realizzazione dell'auto a basso impatto ambientale. L'auto del futuro deve partire da Torino". 

 

 

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