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Marchionne elogia Monti, e spara su sindacati e situazione italiana

In seguito all'incontro di sabato, Marchionne ha dichiarato di condividere la visione dei fatti del governo. Però, dichiara, il mercato è in condizioni difficili, particolarmente in Italia

 

Sull'incontro di sabato con il presidente del consiglio Monti, Marchionne si dichiara positivo: "L'incontro con il governo è stato soddisfacente nel senso che abbiamo messo sul tavolo la situazione. Capiscono benissimo le condizioni di mercato e credo che ci sia un livello di comprensione per le scelte che dobbiamo fare. Nessuno può investire in un mercato che perde. Il passo in avanti dopo questo incontro è che i fatti siano condivisi", ha aggiunto ribadendo che "Fiat ha la disponibilità di fare quello che vuole e quando vuole. Non ha bisogno di nessuno, faremo gli investimenti ma non mi chiedete i tempi".
 
Incalzando poi sui sindacati: "Camusso parla molto di diritti e poco di doveri", ha detto parlando di Fabbrica Italia. "Non esiste alcun amministratore delegato - ha detto - che, considerato lo stravolgimento che c'é stato nell'economia e nelle previsioni di mercato che stavano alla base del piano, l'avrebbe visto come un obbligo. Chiunque gestisce un'azienda, sa che gli indirizzi strategici devono essere modificati e adeguati ai movimenti dei mercati". Aggiungendo: "Chiunque operi nel settore dell'auto oggi in Europa sta sperimentando diversi gradi di infelicità. Ognuno sta soffrendo le pene dell'inferno a modo suo. Il mercato europeo dell'auto è un disastro". Lo ha affermato l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, nell'intervento all'assemblea dell'Unione Industriale di Torino.
 
Infine, lamentando una difficoltà di base ravvisabile nella situazione italiana: "A volte mi pare che fare business in questo Paese - ha detto Marchionne - sia una fatica di Sisifo. Ci mettiamo il massimo dell'impegno per scalare la montagna in difficoltà e di problemi che chi gestisce un'azienda in Italia si trova di fronte, ma quando stiamo per raggiungere la cima, ci sono sempre nuove forze e nuovi pesi a trascinarci verso il basso. E ogni volta dobbiamo ricominciare tutto da capo".
 
"Siamo il Paese in cui sulle imprese gravano le tasse più alte d'Europa, la giustizia più lenta, l'elettrictà e il gas più cari, la burocrazia più contorta - si è sfogato - Alla lista delle inefficienze si aggiungono infrastrutture che sono tra le peggiori d'Europa, pratiche per l'export tra le più difficili, un costo del credito tra i più elevati, la piaga della corruzione. E siamo, ovviamente, gli ultimi per produttività". "Essere considerati italiani nel business non aiuta", ha affermato. L'ad della Fiat ha poi avuto parole di elogio per il premier Mario Monti e ha ricordato che "é stato capace di ricreare un clima di fiducia verso il nostro Paese e a riguadagnare la credibilità internazionale. E' riuscito a convincere i suoi colleghi europei ad appoggiarsi alla Bce, ad avviare importanti riforme strutturali e a scongiurare il rischio di default".
 
Tra aprile 2010 e ottobre 2011, in Fiat sono arrivate una pioggia di richieste dalla Consob, 19 lettere in cui si chiedevano i dettagli finanziari e tecnici su Fabbrica Italia, un vasto piano strategico, nuovo, coraggioso di lungo periodo che aveva l'obiettivo di aiutare il Paese". Lo ha sottolineato l'ad di Fiat Sergio Marchionne. "Giunti all'esasperazione - ha detto - abbiamo emesso un comunicato, a ottobre dell'anno scorso, ritirando Fabbrica Italia e indicando chiaramente che non avremmo mai più usato quella dicitura né fornito informazioni sull'entità degli investimenti o sui tempi".
 
(ANSA)
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