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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Economia

Fiat: parla Marchionne, incertezza per il futuro di Mirafiori e Grugliasco

L'amministratore delegato conferma solo l'investimento fatto a Pomigliano, per il resto aggiunge: "Se il sistema Paese non aiuta, la Fiat è pronta a trarne le conseguenze e a valutare altre opzioni"

Per la prima volta dopo la sentenza del Tribunale di Torino sul ricorso Fiom, ha parlato l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. L'investimento nella fabbrica di Pomigliano, dove si produce la Panda, andrà comunque avanti, ma il contratto sulla newco non si ridiscute. Quanto al resto è congelato, con un avvertimento: "Se il sistema Paese non aiuta, la Fiat è pronta a trarne le conseguenze e a valutare altre opzioni". Con la consueta chiarezza e piglio deciso l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, ribadisce, la posizione del Lingotto sul progetto Fabbrica Italia.

Le risposte alle domande degli analisti finanziari, in occasione della Conference Call, non danno certezze per il futuro di Mirafiori e Grugliasco: "Il nostro impegno in Italia - afferma Marchionne - è chiaro, abbiamo dato un contributo alla modernizzazione del Paese. Non possiamo fare di più. Non è la Fiat a decidere le condizioni di mercato, noi dobbiamo adattarci al mercato e per far questo servono relazioni industriali stabili". Non è invece a rischio Pomigliano e su questo l'amministratore delegato è stato molto chiaro, visto anche l'investimento da 700 milioni di euro e la produzione della Panda che verrà presentata a settembre al salone dell'Auto di Francoforte: "A prescindere da come procederà la vertenza e quali saranno le motivazioni del tribunale, non si torna indietro".

Riguardo l'accordo raggiunto da Confindustria con i sindacati, l'amministratore Marchionne insiste su un concetto che ha più volte ripetuto in questi mesi: "Un accordo tra le parti non può essere messo in discussione da una minoranza, non accade in nessun'altra parte del mondo. Per questo Fiat non si siederà di nuovo a un tavolo negoziale e non riaprirà alcun confronto. Non si farà minacciare e non si farà porre condizioni - e sottolinea - Sarebbe un peccato se il sistema Paese non ci aiutasse e ci portasse ad abbandonare l'Italia. Si perderebbero le opportunità del nostro progetto".

(ANSA)
 

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