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De Tomaso, Rossignolo: "Ho speso i soldi in buona fede"

Interrogato stamattina dal procuratore aggiunto Vittorio Nessi, ha dichiarato di aver speso in buona fede i sette milioni e mezzo di euro erogati all'azienda per la formazione dei dipendenti. Resta agli arresti domiciliari

 

Gianmario Rossignolo, imprenditore e patron della fallita De Tomaso, è stato sentito questa mattina per due ore e mezza dal procuratore aggiunto Vittorio Nessi nell'ambito dell'inchiesta che lo vede indagato per truffa ai danni dello Stato. Accompagnato dall'avvocato Pierfranco Bertolino, ha raccontato di avere speso, in totale buona fede, i fondi - circa sette milioni e mezzo di euro - erogati all'azienda automobilistica per operazioni prodromiche ai corsi di riqualificazione per dipendenti a cui erano destinati.
 
Rossignolo si trova ad oggi agli arresti domiciliari, dal momento che i suoi avvocati hanno preferito rinunciare al ricorso davanti al Tribunale del riesame. Con lui la Procura di Torino ha indagato il figlio Gian Luca, il manager Claudio Degrate e il broker Christian Limonta. Secondo l'accusa, grazie a una fideiussione e a una polizza forniti da Limonta, la DeTomaso ha ottenuto i fondi pubblici destinati ai corsi di riqualificazione destinati ai lavoratori, ma che poi erano stati usati per pagare i fornitori e per altri scopi. L'inchiesta è stata condotta dalla guardia di finanza.
 
(ANSA)
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