Martedì, 23 Luglio 2024
Economia Campidoglio / Corso Svizzera

Tecnositaf, a rischio 160 posti di lavoro: la Cgil vuole risposte concrete

La messa in liquidazione dell'azienda apre una profonda ferita nel territorio della Val di Susa e per la sede torinese di corso Svizzera

La messa in liquidazione di Tecnositaf apre una profonda ferita nel territorio della Val di Susa e per la sede torinese di corso Svizzera. Sono a rischio infatti 160 posti di lavoro. Tecnositaf è una società controllata al 100% dal gruppo Sitaf che si occupa di impianti tecnologici dei sistemi per la gestione del traffico, che opera in Italia e all'estero anche e soprattutto per Anas. 

Filt e Fiom Cgil hanno deciso di alzare la voce per tutelare i lavoratori che potrebbero, dall'oggi al domani, ritrovarsi senza occupazione. "160 posti che vogliono dire altrettante famiglie! Con un numero consistente e sproporzionato di lavoratrici e lavoratori somministrati, per l’esattezza 93, che svolgono mansioni fondamentali dall’alto profilo professionale mantenuti nel precariato, oggi queste persone rischiano di pagare il prezzo più caro derivante da questa devastante situazione". 

La nota sindacale prosegue: "La Cgil ha sempre denunciato la pericolosità di questa pratica che si è consolidata nel tempo nel settore autostradale: quella del ricorso alla creazione di società controllate per attività continuative e specifiche,  creando disparità contrattuale, salariale e normativa a donne e uomini, facendo pagare oggi il prezzo ai lavoratori di Tecnositaf attraverso la liquidazione come lo stanno pagando i lavoratori della RO.S.S , sempre in Val Susa attraverso la vendita della loro società". 

La Cgil si rivolge dunque al Gruppo Gavio come primo interlocutore, chiedendo innanzitutto la continuità occupazionale di tutto il personale, ma anche al Comune di Torino, Città metropolitana, Anas e Ministero della Mobilità sostenibile: "Inutile nascondersi dietro ad un dito: siamo davanti a imprenditori che gestiscono un bene dello stato, pagando costi di concessione ridicoli e che, pur vivendo in un regime di totale assenza di rischio imprenditoriale, vogliono ulteriormente massimizzare i profitti attraverso politiche che recano danni al patrimonio di tutti oltre che ai lavoratori delle società coinvolte".  E non si escludono azioni di protesta: "Se non saremo ascoltati - va avanti la nota - , la Cgil sensibilizzerà l'opinione pubblica, i media, le Istituzioni e l'utenza, attraverso la mobilitazione dei lavoratori".

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