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Sabato, 28 Maggio 2022
Economia

Settore costruzioni: continua la crisi, imprese pessimiste

La ripresa è ancora lontana secondo gli esperti del settore. A peggiorare le cose anche i ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione

Il settore delle costruzioni continua a rimanere in crisi e la colpa è anche dei ritardi record nei pagamenti della pubblica amministrazione. Lo denunciano le imprese e sono sul piede di guerra e minacciano di ricorrere alle vie legali. Dai risultati dell'indagine, relativa al semestre di previsione luglio-dicembre 2011, curata dal Centro Studi dell'Ance Piemonte, emerge una situazione ancora negativa per il comparto edile. Le recenti difficoltà economico-finanziarie continuano a influenzare le aspettative. Le previsioni su fatturato restano negative: il 34,3% delle imprese intervistate prevede una riduzione del fatturato, il 57,8% nessuna variazione mentre solo il 7,8% ne prevede un incremento (sei mesi fa le percentuali erano rispettivamente 47,7%, 44% e 8,3%).

La crisi influisce anche sull'occupazione. Il 29,8% delle aziende prevede una diminuzione di personale mentre il 3,9% intende aumentare il personale. Nel primo semestre del 2011 i dati erano rispettivamente 34,4% e 4,6%. Persiste il problema dei ritardati pagamenti: i tempi medi dei committenti totali passano a 110,4 giorni, superiori ai 105,9 giorni del semestre precedente, mentre quelli dei committenti pubblici confermano il dato della scorsa indagine, 155,5 giorni, valore più alto mai registrato. Le intenzioni di investimento si riducono: il 25,7% delle imprese intende effettuare investimenti nei prossimi sei mesi contro il 32,6% della scorsa indagine. Il portafogli ordini, inteso come aspettative di lavoro nel settore privato e pubblico, subisce una flessione, passando da 10,7 mesi del semestre di previsione gennaio-giugno 2011 a 9.


"Le imprese - commenta Giuseppe Provvisiero, Presidente dell'Ance Piemonte - sono costrette ad attendere oltre i cinque mesi per ottenere i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, un tempo divenuto inaccettabile anche a fronte di lavori regolarmente eseguiti e nei prossimi anni è previsto un ulteriore irrigidimento del Patto di Stabilità interno. La gravità del problema è tale che a livello associativo siamo pronti a passare alle vie legali. A ciò si aggiungono anche altri fattori che ostacolano la ripresa, quali l'ampia volatilità dei mercati finanziari e il persistere delle difficoltà di accesso al credito. Problematiche che mettono a rischio anche la sopravvivenza delle imprese. Il Governo deve assumersi le sue responsabilità, tagliando il superfluo e garantendo investimenti in grado di rimettere in moto l'economia". (Ansa)

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