Martedì, 21 Settembre 2021
Economia Barriera di Milano / Piazza Francesco Crispi

Corso Vercelli perde un altro pezzo: Nicola il macellaio lascia dopo 36 anni

La crisi e la chiusura del mercato di piazza Crispi hanno costretto l'ennesima attività a chiudere bottega. "Se non cambia qualcosa mi seguiranno in tanti", spiega il macellaio

Nicola, il macellaio costretto a chiudere dopo 36 anni

Le vittime della crisi economica aumentano di settimana in settimana. A Torino la sorte ha messo alle strette un macellaio di corso Vercelli, quartiere Barriera di Milano, stroncato oltre che dai problemi che tutti conosciamo anche dalla chiusura del mercato di piazza Crispi. Dopo trentasei anni di attività Nicola Portolecchia è stato costretto ad alzare definitivamente bandiera bianca.

Una vita dietro il bancone a macinare e affettare carne terminata prima del previsto. Non per anzianità, non per mancanza di passione ma per la difficoltà ad arrivare alla fine del mese, a pagare quelle bollette diventate un fardello sempre più pesante. "Qui non si riesce più ad andare avanti – ha spiegato l’uomo, decisamente sconsolato -. Non volevo chiudere l'attività ma ormai non ha più senso alzarsi la mattina per guadagnare due lire".

Così Nicola e la moglie sono stati costretti a dire addio ai colleghi di lavoro. Prima di farlo, però, hanno pensato bene di togliersi qualche sassolino dalle scarpe raccontando i motivi che lo hanno costretto a prendere la decisione di lasciare tutto. A cominciare dalla mancanza di passaggi del corso e continuando con una varietà merceologica limitata e con la chiusura del mercato di piazza Crispi che ha finito mese dopo mese per mettere in ginocchio le attività commerciali della zona. Un dramma iniziato sei anni fa con la decisione dell’amministrazione comunale di spostare i banchi nella zona di corso Taranto.


Ma oltre a piazza Crispi ci sono altri problemi. Come la questione dei parcheggi. In corso Vercelli e dintorni ci sono pochi posti dove lasciare la propria auto. E il rischio di una multa è sempre dietro l’angolo. Poi ci sono loro, i tanti stranieri con i ristoranti cinesi, i kebab, gli afromarket e le panetterie rumene. Una concorrenza spietata. "Gli stranieri non vengono a comprare nei nostri negozi – aggiunge Rocco, un altro esercente del corso -. E in un quartiere dove ci sono molti extracomunitari questo è un problema che non si può sottovalutare".

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