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Martedì, 30 Novembre 2021
Economia Nizza Millefonti / Corso Unità d'Italia

Smart working, consegne a domicilio ed e-commerce: così il covid ha cambiato il commercio a Torino

Valutazione positiva sul green pass

Come l'emergenza covid ha trasformato il commercio nel torinese? A rispondere parzialmente a questa domanda è l'indagine che Ascom Confcommercio ha condotto sui propri iscritti. Numeri, scenari e strategie che delineano una tendenza che potrebbe modificare l'assetto economico, ma anche strutturale di Torino. 

Se a pandemia in corso gli strumenti tecnologici come il pagamento digitale, il servizio di consegna a domicilio e lo smart working erano stati vista come una misura emergenziale per poter continuare a lavorare, a quasi due anni di distanza queste misure starebbero cominciando a essere la norma per la maggioranza dei commercianti torinesi. 

A dirlo sono i dati che parlano chiaro. Rispetto al periodo pre covid è stato registrato un 162% in più di imprese del settore terziario di Torino che hanno un e-commerce, oppure si è registrato un 300% in più dell'utilizzo della consegna a domicilio, ma anche un 17% in più degli incassi tramite i pagamenti digitali. Numeri che indicano che la via è stata tracciata e che la pandemia ha accelerato un processo verso l'innovazione che probabilmente prima era frenato. 

Lo smart working

Stesso discorso vale per lo smart working. Le imprese che oggi adottano questo sistema di lavoro è raddoppiata rispetto al periodo precedente la pandemia e in quattro casi su cinque si continuerà ad adottarlo anche a emergenza sanitaria finita. "Questi modelli di business saranno la chiave di successo o no di molte attività e noi stiamo cercando di sare supporto a questa fase di grandi cambiamenti", spiega Carlo Alberto Carpignano, direttore di Ascom Confcommercio Torino. 

Ma come fare a far coincidere l'esigenza dell'impresa che ha intravisto possibilità di risparmio grazie allo smart working con quella, per esempi, del barista che non ha più gli incassi di prima? A rispondere è sempre Carlo Alberto Carpignano: "L'esperienza di questo tipo di smartworking ha fatto toccare con mano che come è stato vissuto in questi due anni non è pensabile possa continuare nel futuro. Trovare il giusto equilibrio sarà una scommessa importante e non facile. Le aziende che hanno apprezzato questo strumento hanno compreso che non si può forzare. Bisogna lavorare integrando le opportunità dello smart working con le necessità di relazione, confronto e creazione di un gruppo di lavoro. Quel che chiamato lavoro ibrido che ha bisogno di una serie di regolamentazioni che consentano di poterlo gestire". 

Il green pass

Infine il tema green pass che viene valutato negativamente solo dal 17% dei commercianti torinesi, gli altri, con le diverse sfumature, lo giudicano uno strumento che ha contribuito positivamente evitando di fatto nuove chiusure. Sette imprese su dieci si dichiarano d'accordo con l'introduzione del green pass obbligatorio. 

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