Ex Embraco, lavoratori in allarme: servono 3 milioni per far ripartire la produzione

Il governatore Cirio ha incontrato i dipendenti in sciopero

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore al Lavoro Elena Chiorino hanno incontrato, davanti all'ex Embraco di Riva di Chieri, i lavoratori che ieri - lunedì 16 settembre - hanno proclamato uno sciopero di 4 ore. La mancanza di prospettive e un ritardo nella partenza della produzione dei pannelli solari hanno messo in allarme i 409 dipendenti che chiedono alla nuova proprietà, il gruppo cino-israeliano di Ventures, qualche segnale positivo e il rientro di tutta la forza lavoro, come concordato al Ministero dello Sviluppo Economico. Dopo 14 mesi l'attività infatti è ferma e gli operai rischiano la mobilità. 

Servono 3 milioni di euro

La Regione Piemonte scriverà al neo sottosegretario al Lavoro, Francesca Puglisi, per sollecitare la convocazione urgente del tavolo di crisi sul caso della ex Embraco. “Ho parlato personalmente con il sottosegretario Puglisi - ha spiegato il governatore durante l'incontro con i lavoratori - che è stata molto disponibile. Ha prestato giuramento poche ore fa e questa è la prima vertenza che le arriva sul tavolo. In giornata le scriveremo per raccontare nel dettaglio la situazione e ribadire la richiesta di convocare con urgenza il tavolo di crisi”.

La fabbrica è vuota, mancano i macchinari per la produzione e i lavoratori sono preoccupati per il loro futuro. Per far ripartire lo stabilimento servono 3 milioni di euro. "L’azienda che ha acquisito Embraco ha bisogno di un supporto da parte delle banche per poter avviare la produzione - hanno sottolineato Cirio e Chiorino -. La Regione sta facendo ciò che è nelle sue possibilità, come intermediario con il sistema bancario e sostenendo un progetto di formazione per i dipendenti - così come richiesto dalla proprietà - affinché possano perfezionare le competenze utili al futuro di questo stabilimento. Crediamo sia nostro dovere fare tutto il possibile affinché si parta al più presto con la produzione".

La Regione si rimbocca le maniche

Un piano industriale che a quanto pare non è stato valutato attentamente e che è stato avviato con una certa leggerezza: " Il Piemonte è pronto ad alzare la voce - hanno proseguito - e la Regione è al fianco dei lavoratori e di chi vuole investire sul nostro territorio. Saliremo insieme sui pullman e presidieremo fisicamente il Ministero se necessario. Non vogliamo altre promesse, ma impegni seri”.

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E ancora: “Questi lavoratori sono stati presi in giro due volte - hanno aggiunto il governatore e l'assessore -. Prima da Bruxelles, perché è inaccettabile che l’Europa consenta a una multinazionale che si insedia in un paese europeo di prendere milioni di euro di aiuti pubblici per poi trasferire la produzione altrove, sempre in Europa, dove però il lavoro costa meno. E poi da Roma, perché la soluzione individuata dall’allora ministro Calenda avrebbe dovuto garantire la ripartenza della produzione entro questa estate, con autonomia finanziaria e un piano industriale chiaro".
 

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