Martedì, 27 Luglio 2021
Economia

Caffarel, cassa integrazione per 328 dipendenti: il caso finisce in Parlamento

La restrizioni per la pandemia hanno causato un cospicuo calo di vendite

La crisi non si ferma e colpisce anche la Caffarel di Luserna San Giovanni. Per tutti i 328 dipendenti, tra operai e impiegati, è scattata infatti a rotazione, la cassa integrazione straordinaria di un anno per ristrutturazione aziendale, ma il rischio, inutile dirlo, è che per loro in futuro arrivi il licenziamento. 

I dissapori con Lindt

La Caffarel, eccellenza nella produzione del cioccolato, nata due secoli fa in Italia, è stata acquistata nel 1998 dalla Svizzera Lindt & Sprungli e l'unione, fino a oggi è andata alla grande. Purtroppo però non è stato così nell'ultimo anno, periodo in cui la crisi è le difficoltà si sono acuite a causa della pandemia. 

Con i suoi 328 dipendenti, la Caffarel è una delle più grandi della zona e oggi il futuro si un quarto dei suoi dipendenti è a rischio. La maggioranza delle persone che lavorano nei reparti inoltre, è rappresentata da donne, di cui molte con più di 40 anni e con una notevole esperienza, caratteristica essenziale per mantenere l’elevata qualità dei prodotti.

L'intervento della Lega

Il caso della Caffarel è stato portato in Parlamento dall'onorevole della Lega e commissario delle sezioni di Pinerolo e della Val Pellice, Gualtiero Caffaratto: “Serve l’intervento del governo per salvaguardare i livelli occupazionali e scongiurare i licenziamenti della Caffarel. Dopo l’incontro che si è tenuto venerdì 25 giugno, al termine di una trattativa, è stato trovato un accordo che prevede un anno di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale che coinvolgerà tutti i dipendenti a rotazione". 

"Ho chiesto l’intervento del ministro Orlando - ha proseguito Caffaratto - poiché le conseguenze di un numero così alto di esuberi sarebbero pesanti per i lavoratori e anche per l’economia del territorio. Si tratta un’azienda importante per la storia ed il tessuto imprenditoriale piemontese nota soprattutto perché nel suo primo laboratorio è nato il noto e inconfondibile gianduiotto, cioccolatino conosciuto e apprezzato in Italia ed esportato in tutto il mondo".

L' effetto pandemia

L'azienda è stata fortemente penalizzata dall’emergenza sanitaria e gli effetti dell’epidemia hanno causato un significativo peggioramento dei conti: in Italia le vendite sono calate del 24,3% per effetto delle misure restrittive. Il lockdown introdotto in primavera e le chiusure nel periodo del Natale hanno compromesso le campagne di vendita durante le festività che sono i periodi più redditizi dell’anno. 

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