Covid, calo drammatico dei consumi a novembre 2020: i numeri di Torino e del Piemonte

La situazione è peggiore nei settori dell'abbigliamento e della ristorazione

I negozi in questi giorni sono affollati, ma la recente analisi dell'Osservatorio permanente Confimprese EY rivela a novembre, sia a livello nazionale che regionale, un calo di consumi preoccupanten rispetto allo stesso mese di un anno fa. Le strette governative necessarie al contenimento della pandemia hanno impattato enormemente sulle abitudini e quindi sugli acquisti degli italiani: secondo tutti gli indicatori economici, la perdita è del -64,9%, valori peggiori di quanto registrato lo scorso maggio, a seguito della prima ondata. 

I numeri del Piemonte

E in Piemonte le cose vanno anche peggio rispetto ai dati nazionali. La flessione più importante si registra nell'area del Nord Ovest d'Italia con un -72,4%, dove si sono concentrate maggiormente le zone rosse, forzatamente limitate da più restrizioni. Nella nostra regione il calo di consumi è del -73,8%, seguito dalla Lombardia, -73,4% e dalla Valle d'Aosta -72,5%. Più distante la Liguria, con il -59,1%.

I numeri a Torino e in provincia

Scendendo nel dettaglio delle città, anche in questo senso Torino è uno dei capoluoghi ad aver maggiormente sentito la crisi dei consumi: si trova infatti al quinto posto, dopo Brescia, Firenze, Genova e Reggio Emilia, con un calo del -66,9%.  Le rilevazioni evidenziano gli andamenti peggiori nel nord Italia, dove c’è una maggiore concentrazione di centri commerciali, il canale più colpito dalle restrizioni governative. Anche l'analisi per province non va meglio. Il Torinese è settimo con il -75,9%, dietro le province di Caserta, Firenze, Brescia, Novara, Monza e Brianza, Como.

I settori più colpiti

Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio permanente Confimprese EY, l'andamento peggiore è stato rilevato nell'abbigliamento con il -71,7%, seguito dalla ristorazione con -65%. In netto peggioramento a -40,1% anche il non food, che nei mesi precedenti, complici le moderate restrizioni sul settore, dava segni di migliore tenuta.

La situazione più allarmante è su centri commerciali e outlet in profonda crisi con -74,5% complessivo, a testimonianza che le chiusure nel week end hanno affondato i consumi, solo aprile aveva fatto peggio con -98,4%, mentre i dati del periodo giugno – settembre per i centri commerciali aveva dato qualche speranza con un risultato, sia pure negativo, del -22,1%. Il progressivo anno dei centri commerciali si attesta a -39,6%, con l’ovvia conclusione che nemmeno in dicembre si potrà sperare in un’inversione di tendenza, stante il perdurare delle chiusure negli week end.

Non è una sorpresa che anche le high street siano ferme a -46,5% con una svolta negativa per i centri minori a -54,1%. Anche in novembre, dunque, non solo si conferma la sofferenza già registrata nei mesi scorsi dei centri città, ma si assomma anche quelle dei negozi di periferia colpiti dalle divisioni in zone rosse, arancioni e gialle del Paese.  Continua il tracollo del travel, che da -64,6% di ottobre passa a -77,3% con un consuntivo anno di -61,5% (gen-nov).  

Balzo in avanti per l'e-commerce

A fare un nuovo balzo è l'e-commerce chee cresce del +92,6%, conseguenza più che logica dovuta alle chiusure anticipate degli esercizi commerciali nelle high street e a quelle totali dei centri commerciali nei fine settimana. L’e-commerce, anche in questa seconda ondata, ha rappresentato uno sfogo per i bisogni degli acquisti degli italiani.

"Nel mese di novembre - dichiara Mario Maiocchi, direttore Centro Studi Confimprese - i centri città hanno performato meglio della media totale paese per ben 18.4%, mentre nel progressivo anno sono in linea con il totale Italia. Questa anomalia può solo essere attribuita alle forzate chiusure dei centri commerciali durante i week end, a comprova della illogicità dei provvedimenti di chiusura che hanno spostato il traffico dei consumatori dai centri commerciali - luoghi sottoposti a strette misure sanitarie di controllo - alle vie del centro con conseguente aggravio degli affollamenti nei luoghi medesimi".

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