Lunedì, 17 Maggio 2021
Economia

In Piemonte bollette più care: maglia nera alla città di Torino

Un’indagine descrive l’andamento delle tariffe dei servizi pubblici locali. Aumenti più marcati per i single rispetto alle famiglie numerose, soprattutto per elettricità e gas

Se da un lato con l'abolizione dell'Imu i torinesi risparmieranno qualche soldo in tasse, dall'altro lato della medaglie c'è una crescita del costo delle bollette per i residenti nel capoluogo piemontese. Lo rivela un'indagine promossa dalla Camera di commercio e realizzata dalla Fondazione Fenoglio su 25 città. In Piemonte Alessandria, Asti, Biella, Torino e Moncalieri quelle più care, mentre a Chieri, Fossano e Grugliasco si spende meno.

“La ricerca evidenzia l’impatto sulla vita delle famiglie dei costi delle bollette che nel 2012 mediamente sono aumentate  tra il 6 e l’8% - commenta Alessandro Barberis Presidente della Camera di commercio di Torino - Questo tipo di analisi rientra nelle attività camerali di studio e conoscenza economica del territorio, ma anche in quelle di regolazione del mercato, volte al miglioramento dei rapporti commerciali, attraverso la diffusione di informazioni oggettive a imprese e consumatori, senza dimenticare la sensibilizzazione sui temi del risparmio energetico e dell’ambiente”.

Sono state analizzate le tariffe per acqua, gas naturale e rifiuti del periodo 2005-2012 e per energia elettrica del periodo 2008-2012. L’analisi si è concentrata sulle utenze domestiche residenti nei capoluoghi piemontesi ed in altre 17 località del Piemonte con più di 20.000 abitanti, per un totale di 25 città. Il rapporto, nato nel 2002, proprio quando il dibattito pubblico si confrontava tra i sostenitori di un mercato regolamentato e quelli del libero mercato, fornisce dati scientifici e indipendenti dando anche conto della struttura del mercato, offrendo così elementi oggettivi per partecipare in modo consapevole al dibattito.

Le tariffe nel 2012 tendono al rialzo. La spesa annua sostenuta per acqua, rifiuti, gas ed energia elettrica è stata di 1.294€ per i single, 2.621€ per i nuclei familiari composti da tre persone e 3.935€ per le famiglie di cinque componenti. Complessivamente gli aumenti rispetto al 2011 sono stati pari all'8,59% per i single, al 5,91% per la famiglia di 3 componenti e al 7,67% per la famiglia di 5 componenti.

Rispetto al 2011, le tariffe per il servizio idrico e i rifiuti hanno registrato aumenti minori (pari al 2,1% nel caso dell'acqua e aumenti inferiori al tasso di inflazione per la bolletta dei rifiuti) per le famiglie poco numerose, favorendo scelte tariffarie finalizzate al contenimento dei consumi. Per quanto riguarda invece elettricità e gas naturale, gli aumenti più consistenti sono stati registrati per i single (rispettivamente +14% e +9%), che risentono maggiormente del peso dei costi fissi di accesso al servizio.

Sebbene dal 2005 si sia riscontrata una tendenziale convergenza delle tariffe tra le città, permangono marcate differenze territoriali. Le città nelle quali si è speso di più nel 2011 si sono confermate più care anche nel 2012: Alessandria, Asti, Biella, Torino e Moncalieri, seguite da Nichelino e Casale. Le città in cui si spende meno sono state Chieri, Fossano e Grugliasco. Mentre per le tariffe dell'energia elettrica e del gas naturale non sussistono differenze a livello regionale, differiscono invece le voci di spesa per il servizio idrico e per la raccolta e smaltimento rifiuti. Nel 2012, infatti, la tariffa al metro cubo di acqua per una famiglia di tre persone della città più cara (2,00€ a Biella) è stata quasi il doppio rispetto a quella della città meno cara (1,10€ a Mondovì e Fossano). Lo stesso si è verificato per il servizio di smaltimento rifiuti: la città più cara presenta una bolletta quasi triplicata (364€ di Alessandria) rispetto a quella pagata nel comune meno caro (134€ di Fossano).

Nello svolgere l’indagine si è riscontrato un graduale e continuo aumento della trasparenza nella gestione e comunicazione dei dati relativi alle tariffe dei servizi pubblici locali. Inoltre si evidenzia una tendenziale convergenza dei livelli tariffari: i maggiori aumenti avvengono nelle città che partivano da più bassi livelli, garantendo una maggiore omogeneità di servizi e tariffe sul territorio regionale.

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