Biondustry Park, diventa sempre più grande la Silicon Valley torinese

Proposta di ampliamento del 30% per ospitare multinazionali e startup nel centro del Canavese

Conti sani, anzi in crescita negli ultimi tre anni, grandi aziende da tutto il mondo al fianco di startup italiane e straniere, e una proposta di ampliamento degli spazi del 30% per un valore di circa 9 milioni di euro, così da soddisfare la necessità attrarre nuove aziende italiane e straniere del settore biomedicale.

Si chiude così il mandato del triennio 2015-2017 del Bioindustry Park di Colleretto Giacosa, parco scientifico alle porte di Ivrea, diventato una specie di “Silicon Valley” torinese specializzato in biotecnologie, nella salute umana e le scienze della vita.

Vent'anni di storia per il Bioindustry Park di Colleretto Giacosa

Intitolato al suo ideatore e fondatore, il manager e scienziato Silvano Fumero, il Bioindustry Park è nato vent'anni fa con l’obiettivo di collegare la ricerca universitaria al mondo delle imprese e favorire la nascita e crescita di aziende innovative. Partito nel 1998 con soli due dipendenti, oggi il Parco conta un totale di circa 550 risorse umane e oltre 40 organizzazioni, tra cui grandi imprese come Bracco Imaging e Merck Serono, ma anche piccole e medie aziende di rilevanza globale, accanto a start-up e centri di ricerca.

«Aver saturato gli spazi disponibili è il segnale più forte di quanto il Parco sia cresciuto in questi 20 anni - sottolinea Fiorella Altruda, presidente di Bioindustry Park -. Guardiamo al futuro con basi solide e, in un Paese che troppo spesso vede le proprie aziende e i suoi talenti andare all’estero, soprattutto nell’ambito della ricerca scientifica, essere un luogo che attrae investimenti internazionali, e in cui grandi multinazionali accanto a nuove startup scelgono di insediarsi e restare, rende il Bioindustry un patrimonio per l’Italia e dimostra quanto sia stata lungimirante l’intuizione del suo fondatore Silvano Fumero».

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Il piano di ampliamento: 3 edifici, la mensa, la reception

Sviluppato attualmente su una superficie totale di circa 70 mila metri quadri (di cui 25 mila edificati), il piano di ampliamento prevede di aumentare del 30% gli spazi costruiti: 7500 mq che ospiteranno 3 nuovi edifici, ma anche una mensa e una reception più grandi oltre ad ambienti più ampi per la foresteria e il co-working. I lavori partiranno prima dell’estate e verranno ultimati tra il 2021 e il 2022.

«Ampliare la struttura è indispensabile per insediare nuove realtà e generare nuovi posti di lavoro - spiega Alberta Pasquero, amministratore delegato di Bioindustry Park -. Abbiamo contatti in corso con tre aziende europee del settore farmaceutico e biomedicale interessate ad insediarsi, ma non ci sono gli spazi fisici per ospitarle. L’obiettivo è di continuare a far crescere il Parco e le sue ricadute dal punto di vista tecnologico, scientifico ed economico. La proposta di ampliamento va in questa direzione e può portare, in termini di occupazione, un centinaio di nuove risorse umane all’interno del Bioindustry».

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I numeri e i nomi del polo di eccellenza piemontese

Con una crescita costante negli ultimi tre anni, il Bioindustry Park ha chiuso il 2017 con un fatturato di circa 3,9 miliardi di euro e 150 mila di utile. Un risultato particolarmente positivo se si considera che le cifre riguardano solo le entrate legate all’attività della società di gestione del Parco. Il Bioindustry è infatti un esempio virtuoso di sostenibilità economica: si regge solo per meno del 10% con fondi pubblici e per oltre il 90% con risorse private ottenute attraverso la vendita dei suoi servizi, come l’affitto degli spazi (uffici e laboratori di ricerca, mensa e foresteria) oltre ai servizi di consulenza specialistica interna ed esterna (check-up aziendali, analisi di fattibilità e trasferimento tecnologico).

Se si allarga, però, lo sguardo al valore globale del mercato su cui operano le aziende presenti all’interno del Parco la cifra è ben superiore e si aggira tra i 10 e i 15 miliardi di euro all’anno.

Fra i risultati più importanti del triennio 2015-2017 c’è l’insediamento di tre nuove aziende straniere: la francese Epygon e le svizzere Innovheart e AorticLab, oltre alla vendita per 150 milioni di dollari di Creabilis alla californiana Sienna Biopharmaceuticals e l’acquisizione da parte di Novartis per 3,9 miliardi di dollari di AAA-Advanced Accelerator Applications. Due società che rendono oggi il Bioindustry l’unico Parco Scientifico italiano specializzato nelle biotecnologie che può vantare due aziende quotate al Nasdaq.

Il Parco opera in collaborazione con l’Università di Torino e il CNR ed è anche il soggetto gestore del Polo di Innovazione bioPmed per i settori biotech e biomedicale, costituito con l'intervento della Regione Piemonte. È inoltre tra i fondatori del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita ALISEI, insieme al quale nell’autunno 2017 ha organizzato il principale appuntamento nazionale di aggiornamento sulle Scienze della Vita, Meet in Italy For Life Sciences, a cui hanno preso parte circa 400 aziende in arrivo da 36 Paesi.

Il Bioindustry ha partnership in tutto il mondo e in particolare con Usa, Cina e Giappone. Nell’ultimo triennio ha acquisito 6 nuovi progetti europei per un valore di 400 mila euro e recentemente è stato scelto come referente italiano per “Magia”, nuova piattaforma Ue per l’internazionalizzazione delle imprese biomedicali, che coinvolge anche Belgio, Francia e Germania.

Nell’ultimo anno sono state avviate anche politiche di smartworking che toccano il 50% delle risorse umane, con l’obiettivo di rendere più a “misura d’uomo” la vita lavorativa all’interno del Parco.

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