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Automotive, l'elettrico non può bastare: il 30% del settore in Piemonte opera su motori tradizionali

È quanto emerso dal dibattito organizzato da Paolo Damilano di Torino Bellissima

Il 30% della capacità produttiva piemontese in ambito automotive riguarda i motori tradizionali; non l'elettrico. Ciò vuol dire che senza interventi adeguati e con un approccio tutto incentrato sull'elettrico il rischio è quello di perdere un terzo degli attuali posti di lavoro: in Italia oltre 70 mila. A sostenerlo è stata Miriam Sala, responsabile dell'Ufficio Studio dell'Anfia, durante l'incontro organizzato da Paolo Damilano di Torino Bellissima sul futuro del settore automotive a Torino. 

Un dato che mette al centro la questione occupazionale, ma anche quella strategica nel settore più importante per l'economia torinese e piemontese. Sono infatti 737 le imprese piemontesi che operano nel settore dell'automotive e fatturano 15.8 miliardi di euro, che è pari a un terzo del valore dell'intero settore. 

Di solo elettrico dunque non si può vivere: "A Torino le competenze ci sono, ma dobbiamo stare attenti a non perderle", ha spiegato Pierpaolo Antonioli, il ceo di Punch Torino, "Dire che la Co2 si riduce solo con l'elettrico è un grande errore. Anche perché l'80% della manodopera che viene usato in quel caso si trova nei Paesi asiatici e noi diventeremmo solo degli assemblatori di prodotti fatti altrove, con investimenti miliardari che le medie aziende europee non possono permettersi". 

Cosa fare dunque? Ampliare il proprio sguardo all'idrogeno e sfruttare gli incentivi che arriveranno dal Governo. "Dobbiamo continuare a restare legati al mondo dell'automobile, Stellantis saprà interpretare la rivoluzione del settore", ha detto Damilano, "non possiamo chiudere quel canale; non possiamo subire altri processi di delocalizzazione. Bisogna allargare l’offerta e puntare sull'indotto". 

"Sulla difesa dell'auto abbiamo fatto una battaglia politica in parlamento, creando un Tavolo con esponenti di tutte le Regioni interessate", ha detto Mino Giachino dell'associazione Sì Tav Sì Lavoro Sì Ambiente, "e abbiamo fatto Bingo: il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, con una mozione ha chiesto nuovi incentivi e fondi per una politica industriale del settore: nel decreto energia sono stati così stanziati 8 miliardi e 700 milioni". 

"Il momento è difficile, ma sono convinto che alla fine prevarrà il buon senso e la guerra in Ucraina finirà", ha rimarcato Paolo Damilano, "L'economia allora potrà davvero ripartire e arriverà un periodo florido, per il quale dovremo essere pronti. Siamo agli albori di una grande rivoluzione e dobbiamo dare continuità al settore, diversificando l'offerta per difendere il lavoro. Le aziende devono sapere che a Torino si trovano un indotto molto capace e una Università di grande livello". 


 

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