Venerdì, 24 Settembre 2021
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Lo sgarbo di Damilano alla Fiom, dice no al dibattito per parlare della crisi dell'automotive a Torino

Persi negli ultimi dieci anni 32.000 posti di lavoro

I numeri della crisi del settore automotive nel torinese sono da fare tremare i polsi: negli ultimi dieci anni sono ben 32.000 i porsi di lavoro persi e sono 370 le aziende che hanno chiuso. La fotografia di un settore in crisi il cui futuro è ancora altamente incerto. A rivelarli è la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici, a due giorni dall'inizio della propria festa annuale che si terrà il 9 e 10 settembre alla Società Operaia di Beinasco. 

Una festa che quest'anno si terrà a poche settimane dal voto per le elezioni amministrative e che dedicherà ampio spazio al dibattito sul futuro dell'industria automobilistica a Torino. Venerdì mattina, il 10 settembre, si terrà anche un confronto con i candidati dei maggiori partiti alla corsa per la poltrona di primo cittadino. Tutti tranne uno, Paolo Damilano infatti si è negato e non parteciperà al confronto organizzato dalla Fiom, ma, fa sapere, che è già in programma un dibattito a fine mese organizzato con Cgil, Cisl, e Uil. Il dibattito si terrà davanti alla Porta 2 di Mirafiori in corso Tazzoli. 

"Per lui è un'occasione persa", spiega Edi Lazzi, segretario torinese della Fiom, "perché il confronto con una delle parti più importanti della città, che sono i cittadini-lavoratori, sarebbe stato utile anche per lui. I lavoratori sapranno fare le loro valutazioni". E quello del futuro di Stellantis a Torino sarà un fascicolo pesante sulla scrivania del prossimo sindaco della città perché si stima che le decisioni che l'azienda assumerà condizioneranno il futuro di una platea di 70.000 lavoratori circa di tutto l'indotto. 

"Siamo preoccupati rispetto a tutto quello che può succedere intorno all'automotive. Solo per portare un esempio la Lear, azienda che produce sedili, ha annunciato 200 esuberi su un totale di 400 lavoratori", spiega Edi Lazzi che poi prosegue, "I lavoratori non possono essere cassa integrati di professione". Intanto i segnali che arrivano da Stellantis continuano a non essere dei migliori: è stato infatti annunciato un piano per incentivare all'esodo 1.800 lavoratori in tutta Italia, di cui 800 (il 45%) nel solo torinese. 

"Segnali negativi arrivano sul fatto che Stellantis voglia reinternalizzare alcune lavorazioni di pre assemblaggio, che voglia portare dentro le attività di servizio. Tavares in un'intervista ha parlato di 12.000 esuberi. È vero che non c'è l'ufficialità, ma sono tutti segnali che non sono positivi. Ecco perché ci tremano i polsi. Bisogna che il Governo parli con l'azienda", spiega Edi Lazzi che individua anche quella che potrebbe essere la ricetta. 

"Bisogna chiedere nuove produzioni, circa 200.000 autovetture, forti di un progetto che è quello di infrastrutturazione del territorio, puntare sulla ricerca e sviluppo, sulla produzione di energia", continua Lazzi. In tutto questo un ruolo importante lo dovrà avere il nuovo sindaco ed è per questo che Fiom ha organizzato il dibattito di venerdì mattina al quale parteciperanno Stefano Lo Russo, Valentina Sganga e Angelo D'Orsi. 

"Il futuro sindaco o sindaca dal nostro punto di vista deve sapere che la centralità è il lavoro, è il rilancio economico di Torino con la creazione di nuovi posti di lavoro che devono essere concentrati sul settore dell'industria e dell'automotive. Turismo, eventi sportivi e cultura vanno bene, ma non è sufficiente. Per rilanciare la città si deve passare necessariamente dall'industria e dall'automotive che creano buona occupazione", conclude Edi Lazzi. 

Insomma, il futuro sindaco deve sapere che "c'è un fantasma che aleggia sulla città che sono i 70.000 addetti dell'automotive e Mirafiori con le sue aree". 

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