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Mano ai portafogli, i torinesi spendono di più: la spesa media sale del 2,5 per cento

L'indagine conferma la ripresa dei consumi già avviata nel 2013: la spesa dei torinesi sale a 2232 euro mensili (+2,5%), ancora lontana dai picchi del 2008, (circa 300 euro in meno), ma superiore di circa cento euro rispetto al punto più basso toccato nel 2012

Migliora il clima di fiducia delle famiglie torinesi. Dopo aver tirato la cinghia per anni, si allenta la stretta sui consumi: pur in presenza di un reddito che non aumenta, cresce la spesa e cresce soprattutto nella componente dei beni non necessari: vestiario, calzature, vacanze e pasti fuori casa. E' quanto rileva l'indagine annuale, realativa al 2014, condotta dalla Camera di Commercio di Torino su 240 famiglie campione del capoluogo piemontese e del suo hinterland.

L'indagine conferma la ripresa dei consumi già avviata nel 2013: la spesa dei torinesi sale a 2232 euro mensili (+2,5%), ancora lontana dai picchi del 2008, (circa 300 euro in meno), ma superiore di circa cento euro rispetto al punto più basso toccato nel 2012. Il 68% delel famiglie denuncia una minore capacità di spesa, contro l'83% del 2013, ma è in calo anche la quota di chi dichiara una riduzione del reddito, scesa dal 47 al 35%. La spesa dei consumi alimentari cresce del 3,3% a 345 euro mensili, ma sommata a quella della casa, anch'essa considerata irrinunciabile, pesa un po' meno nel portafoglio dlle famiglie: era il 58% nel 2013, scende al 55% l'anno succssivo.

L'area delle spese non obbligatorie registra un aumento complessivo del 2,3%: è boom dei pasti fuori casa (+53%), in deciso progresso le spese sanitarie (+25,7%), abbigliamento e calzature aumentano dell'8,5%, le spese per vacanze del 9%. Per quanto riguarda i canali di acquisto è boom dell'on line, quasi una famiglia su tre, il 28%, fa acquisti sul web, più del doppio rispetto al 9% del 2010 e in deciso sviluppo anche sul 23% del 2013.

Aumentano, anche se meno intensamente, le famiglie che acquistano prodotti biologici che hanno superato la metà del campione (52%). Un focus sugli sprechi alimentari evidenzia infine che l'attenzione cresce con l'età. Sprecano meno gli anziani, ma anche le famiglie con un livello culturale meno elevato.


 

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