Domenica, 26 Settembre 2021
Claudio Pizzigallo

Opinioni

Claudio Pizzigallo

Giornalista TorinoToday

San Donato

Tragedia della ThyssenKrupp, le ragioni dei parenti delle vittime e quelle dei ragazzi di Lercio

Riflessioni dopo il post della pagina satirica

Nel mondo della comicità c'è una frase, di volta in volta attribuita a Woody Allen, Mark Twain, Lenny Bruce e tanti altri, secondo cui "la commedia è uguale a tragedia più tempo". Ci è tornata in mente in queste ore, dopo l'uscita del post di Lercio "Si addormenta sotto il sole ma non si ustiona e la ThyssenKrupp lo assume come operaio", che ha scatenato ovviamente molte reazioni di protesta, soprattutto qui a Torino.

Soprattutto qui perché è qui che avvenne la tragedia, il 6 dicembre del 2007, che costò la vita a 7 persone, operai della fabbrica: Antonio Schiavone (36 anni), Roberto Scola (32), Angelo Laurino (43), Bruno Santino (26), Rocco Marzo (54), Rosario Rodinò (26), Giuseppe Demasi (26). 

Abbiamo riportato le parole dell'unico sopravvissuto, Antonio Boccuzzi, e dei familiari delle vittime, in particolare di Alessandro Marzo, il figlio di Rocco, che chiamava "i suoi ragazzi" le altre giovanissime vittime di quella tragedia. Ma in questo caso la cronaca da sola non basta, serve una riflessione, che parta appunto da quella equazione sulla commedia.

Perché se da un lato è indubbio che l'intento dei ragazzi di Lercio non era deridere le vittime ma fare satira feroce sull'azienda tedesca, occorre anche ragionare sull'opportunità o meno del post in sé. Bisogna cioè domandarsi: "è passato abbastanza tempo perché questa tragedia diventi commedia?".

Si dice che la matematica non è un'opinione, ma in questo caso l'equazione non offre una risposta uguale per tutti. Come abbiamo riportato, sulla pagina Facebook di Lercio in molti hanno preso le difese della testata satirica, rivendicando il diritto della satira a dire ciò che vuole, come dai tempi dell'attentato a Charlie Hebdo sentiamo dire spesso. 

E forse, a questa equazione manca qualcosa. Forse la commedia è uguale a tragedia + tempo + distanza. Sergio Marinelli, l'autore del post-battuta, non è di Torino, e non può capire come quella tragedia sia ancora una ferita aperta nel cuore dei torinesi. Di chi in quel maledetto rogo ha perso un amico, un parente, un collega, ma anche di tutti gli altri, di chiunque abbia anche solo sentito raccontare quanto sia difficile lavorare in fabbrica, in una città storicamente operaia come la nostra.

Sono passati quasi 14 anni dalla tragedia della ThyssenKrupp. E, bisogna dirlo, forse se non fossimo torinesi avremmo reagito diversamente. Magari anche difendendo il diritto di satira. Ma non è così, viviamo qui, e chi passando da quel tratto di corso Regina Margherita ripensa a quel giorno difficilmente non sente una stretta al cuore. 

Probabilmente l'intervento della polizia postale o di Facebook per chiudere Lercio sarebbe eccessivo, e neanche del tutto giusto. Tuttavia, da queste parti Lercio ci metterà un bel po' di tempo (appunto), prima di tornare a farci ridere. 

Si parla di
Sullo stesso argomento

Tragedia della ThyssenKrupp, le ragioni dei parenti delle vittime e quelle dei ragazzi di Lercio

TorinoToday è in caricamento