Cronaca Strada Comunale della Basilica di Superga

Cronache dell'Assedio: il voto di Superga e la costruzione della basilica

Nell'estate del 1706 i francesi assediavano Torino. Tracce dell'assedio e della battaglia sono sparse per tutta la città: con una serie di articoli intendiamo ripercorrere una storia avvenuta 307 anni fa

Da circa 300 anni, Superga è là, in cima alla collina di Torino, simbolo della città e dell’identità torinese. Ma se tutti conoscono la sua inconfondibile sagoma, e quasi tutti i torinesi almeno una volta all’anno si recano lassù, per ammirare il panorama cittadino e – magari – fare un giro sulla storica cremagliera, in pochi conoscono la storia che ne è all’origine.

Superga è infatti nata per una promessa molto particolare. Un voto fatto alla Madonna perché facesse vincere le truppe austro-piemontesi nella celebre battaglia di Torino. La storia, a tratti leggendaria, ma riportata da molti storici dell’epoca, racconta come il Principe Eugenio, finalmente arrivato in soccorso della città assediata, e il duca Vittorio Amedeo II giunsero  in vetta a Superga per osservare le posizioni degli schieramenti nemici. La collina era la posizione ideale per studiare le mosse degli avversari, schierati nella pianura attorno alla città.

Allora, all’incirca dove sorge l’attuale basilica, vi era la piccola chiesetta di Superga: un edificio religioso semplice e campagnolo, una specie di parrocchia per gli abitanti della collina (ma talvolta viene indicata come una semplice cappelletta). Vittorio Amedeo II, prostratosi dinanzi all’immagine della Vergine, giurò che, se la Madonna avesse concesso la liberazione di Torino, egli avrebbe fatto erigere una grande basilica in suo onore.

Promessa mantenuta: il 7 settembre le truppe piemontesi fecero strage di quelle francesi assedianti, entrando trionfalmente in città, dove Vittorio Amedeo II ed Eugenio parteciparono al un Te Deum in duomo. I lavori per Superga iniziarono già nel 1716. Ma Vittorio Amedeo II non poté gioire più di tanto nel giorno dell’apertura al pubblico della nuova basilica (1 novembre 1731): egli era relegato a Chambéry dal figlio Carlo Emanuele III. Vittorio Amedeo morirà appena un anno dopo, e sarà sepolto, come buona parte dei suoi discendenti, nella grande basilica.

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