Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Cenisia / Via Revello

San Paolo contro l’ex clinica. "Nessun provvedimento da anni"

I residenti della zona si interrogano sul futuro della vecchia struttura sanitaria e sulla vicina "casa bianca" di via Revello che da tempo ospita ancora qualche profugo disperso. "Tempo fa questi problemi non c'erano"

Dal caso dell’ex clinica San Paolo di corso Peschiera a quello della “Casa bianca” di via Revello. Per residenti del quartiere la questione profughi e disperati sembra tutto tranne che risolta. Colpa di un nutrito gruppo di irriducibili che da giorni occupa abusivamente alcuni piani della palazzina di via Revello. A scapito dei vicini di casa che da mesi chiedono spiegazioni per quanto sta accadendo. Domande che non hanno mai ricevuto una risposta.

"Chi fornisce loro corrente e cibo? – si chiede perplesso Giancarlo -. Non riesco proprio a capire perché a queste persone venga concesso di vivere abusivamente. A Torino manca il lavoro per gli italiani, figuriamoci per gli stranieri". Tra una partita a carte e un sorso di vino gli anziani del quartiere si interrogano ogni giorno sul futuro del loro quartiere.  

"Adesso sono una decina o poco più, tra un anno potrebbero essere centocinquanta – chiosa Aurelio dalla vicina via Di Nanni -. Se la polizia non ha intenzione di far nulla di sicuro prima o poi scoppierà un nuovo caso. Senza contare che ad oggi abbiamo sporcizia dappertutto per non parlare dei marciapiedi sempre pieni di escrementi". Pensiero che accomuna l’isolato compreso tra via Revello e via Verzuolo.

"Se pensavano di venire qui e trovare una nuova America si sono sbagliati di grosso – replica Martino -. Il Comune di Torino dovrebbe dar loro una mano ad andar via da questa città. Non è giusto abbandonare chi è in difficoltà ma non si può neanche continuare ad ospitare ad oltranza nell’attesa di un miracolo".

Aspettando la riqualificazione dell’ex clinica il quartiere San Paolo si prepara ad un nuovo braccio di ferro con palazzo civico. "Fino a pochi anni fa tutti questi problemi non c’erano – conclude Michele -. Poi con la chiusura della struttura sanitaria è stato un lento ma inesorabile degrado che noi stessi abbiamo patito sulla nostra pelle. E il caso di via Revello dimostra come ci sia ancora molto da fare per ripristinare finalmente l’ordine in questo quartiere".
 

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