Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca

Rimborsopoli Piemonte, per la difesa spese troppo generiche

Tra le spese contestate ai 24 consiglieri regionali ci sono cene, trattamenti in centri estetici e multe. Il processo andrà avanti almeno fino a maggio con oltre 900 testi

Riparte senza esclusione di colpi il maxi processo per Rimborsopoli, l'inchiesta sulle spese pazze che vede coinvolti 23 consiglieri regionali, assieme all'ex governatore del Piemonte Roberto Cota, oggi in prima fila al Tribunale di Torino.

Per tutti le accuse sono di peculato per aver utilizzato i fondi della Regione al fine di sostenere spese che vanno da cene in ristoranti di lusso, a trattamenti in centri estetici, al pagamento di sanzioni relative a violazioni del Codice della Strada, per non parlare delle "famose" mutande verdi contestate al leghista Roberto Cota. Capi d'imputazione questi che, per gli avvocati difensori dei 24 consiglieri regionali, sarebbero "troppo generici", in quanto sarebbero state indicate solo le somme aggregate di ciascun capitolo di rimborso e non la singola spesa contestata.

La speranza di ottenere l'assoluzione degli imputati - come accaduto ai colleghi del centro sinistra nel processo Riborsopoli bis conclusosi poco più di dieci giorni fa - aleggia nell'aria, ma l'accusa mira dritto, sostenendo a muso duro come le spese contestate non abbiano nulla a che fare con l'organizzazione del gruppo consigliare a cui i fondi regionali sono in realtà preposti.

"Mi sorprende che la difesa non sappia di cosa stiamo parlando - interviene in aula il pm Giancarlo Avenati Bassi -. Fra le spese contestate ci sono cene, trattamenti in centri estetici e multe. Vi dobbiamo dire che siete passati con il rosso per darvi la possibilità di difendervi?". Secondo l'accusa, infatti, ogni imputato conosce alla perfezione tutti gli scontrini contestati nell'inchiesta.

Laddove l'imputato ha la diretta gestione del fondo per l'organizzazione del gruppo consigliare, va da sè che i rimborsi chiesti per sostenere le spese di cravatte, argenterie e spazzolino da denti - acquisti questi contestati all'ex governatore Roberto Cota - esulino del tutto da quelli che sono i costi per il funzionamento del gruppo consigliare stesso.

Il maxi processo, che prevede per gli imputati oltre 900 testi, andrà avanti fino al mese di maggio con una o due udienze a settimana nel tentativo di giungere presto a una conclusione definitiva.

Oltre a Roberto Cota, sono imputati nel processo Angiolino Mastrullo, Augusta Montaruli, Lorenzo Leardi, Rosanna Valle, Massimiliano Motta, Roberto Tentoni, Angelo Burzi, Michele Formagnana, Girolamo La Rocca, Daniele Cantore, Alberto Cortopassi e Rosa Anna Costa (tutti del Pdl, poi confluiti nei gruppi di Fi, Ncd, Fdi, Progett'Azione); Massimo Giordano, Roberto De Magistris, Federico Gregorio, Riccardo Molinari e Paolo Tiramani (Lega Nord); Michele Giovine (Pensionati per Cota), Michele Dell'Utri (Moderati); Luigi Cursio (Idv); Giovanni Negro (Udc); Andrea Stara (Insieme per Bresso); Maurizio Lupi (Verdi Verdi, che ha patteggiato la pena per peculato ma è stato rinviato a giudizio per truffa). Infine, rinviata a giudizio c'è anche la figlia del consigliere Lupi, Sara, collaboratrice del gruppo dei Verdi Verdi accusata di aver percepito lo stipendio dal gruppo regionale mentre si trovava all'estero a concludere gli studi.

Il processo riprenderà il 2 febbraio. Di tutti i consiglieri coinvolti, solo 11 hanno, al momento, versato risarcimenti alla Regione, che ha raccolto con gli indennizzi circa 2 milioni di euro.

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