Partono da Torino per essere rimpatriati, ma l’aereo è guasto: gli espulsi rimangono in Italia

Rilasciati con un ordine di allontanamento in tasca

Immagine di repertorio

“Apprendiamo dal sindacato di Polizia SIULP che sette clandestini tunisini, prelevati dal CPR (ex CIE) di corso Brunelleschi a Torino e scortati dalle Forze dell’Ordine fino all’aeroporto di Roma - Fiumicino per l’espulsione sarebbero poi stati rilasciati con un semplice ordine di allontanamento in tasca, insieme a tutti gli altri immigrati irregolari destinati all’imbarco, per colpa di un semplice guasto al motore dell’aereo charter”.

L’episodio è accaduto la settimana scorsa ed ora destando una generale indignazione a partire dagli schieramenti politici locali e nazionali. Sopra il commento di Augusta Montaruli, parlamentare di Fratelli d’Italia, e Maurizio Marrone, dirigente nazionale FDI, che annunciano “Quanto è costato ai contribuenti il teatrino di un’inutile gita con la scorta di 18 agenti in straordinario da Torino a Roma? Quante altre volte le espulsioni sono state trasformate in inutili ordini di allontanamento per ordine delle Questure? Lo chiariremo con un’interrogazione parlamentare”.

Sono sette i tunisini che dovevano essere rimpatriati da Torino (e molti altri da diverse parti d’Italia) per una missione che ha visto impegnati in totale un centinaio di poliziotti. Tutti gli immigrati clandestini a seguito del guasto sono stati “rilasciati” dopo ore di attesa in aeroporto perché l’aereo, un volo charter diretto a Palermo e quindi in Tunisia, non poteva essere riparato.  

“Dopo cinque ore di attesa e una lunga notte sulle spalle ai sette tunisini provenienti da Torino è stato notificato l’ordine del Questore di lasciare l’Italia entro sette giorni” ha spiegato in un comunicato Eugenio Bravo, segretario generale Siulp Torino. “A questo punto sono stati immediatamente rilasciati restando in attesa di una prossima possibile espulsione. Paradossalmente, un po’ disorientati, molti di loro sono andati in stazione per ritornare a Torino, perché “la gita era terminata””.

“Purtroppo si sa che nessuno straniero ottempererà all’ordine del Questore. Rilasciarli, per quanto legittimo, fa venir meno quegli sforzi e quell’impegno, e soprattutto rende vani i costi sopportati dallo Stato” ha concluso Bravo. 

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