Cronaca

Truffe agli appassionati di auto d'epoca che avevano versato la caparra per veicoli o ricambi: 7 nei guai

Sgominata una banda criminale dai militari del nucleo operativo di Genova. Truffe consumate o tentate anche a Torino, Cuneo e Novara

Cinque persone sono finite in manette (4 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), mentre altre due sono state colpite da obbligo di dimora e firma a seguito dell’esecuzione, da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova, dell’ordinanza di applicazione di misura cautelare scaturita dall’indagine denominata “Old Cars”. Nel corso dell’indagine gli investigatori genovesi hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli appartenenti ad un’associazione criminale dedita alla commissione di numerose truffe ai danni di appassionati di auto storiche che ricercavano autovetture o ricambi su siti specializzati in vendite on line. Torino, Cuneo e Novara le città in Piemonte in cui, secondo i militari, sono state consumante o tentate truffe. I reati contestati agli indagati sono associazione per delinquere finalizzata alle truffe on line e truffe aggravate continuate in concorso.

Nel mesi di luglio 2020 sono partite le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo volte a delineare e neutralizzare un sodalizio criminale dedito alla commissione di numerose truffe on line attraverso caparre che si facevano preventivamente versare dalle vittime che, in rete, cercavano auto d’epoca. I truffatori sarebbero riusciti a farsi versare, generalmente su carte prepagate, acconti per i “teorici” acquisti effettuati per un totale di 23mila euro. Questa la cifra accertata fino ad ora, ma le indagini proseguono.

Come agivano i truffatori? Spiegano gli investigatori che il modus operandi era oramai consolidato e ripetitivo, basato sulla pubblicazione di finti annunci su siti specializzati in vendite on line per la compravendita di auto d’epoca o pezzi di ricambio. Venivano pubblicati finti annunci con l’indicazione di un numero di telefono per le trattative che era intestato ad un prestanome. Avveniva quindi la richiesta di pagamento di una caparra su postpay, vaglia postale o money transfert intestati a soggetti terzi consapevoli delle truffe che si rendevano irreperibili appena ricevuto il pagamento.

Ad oggi l’attività d’indagine ha ricostruito le responsabilità per 22 truffe consumate e 3 tentate nel periodo compreso tra dicembre 2020 e marzo 2021 su tutto il territorio nazionale.   

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