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Truffati dal finto concessionario: “In quell'auto c’erano i risparmi di mio figlio”

Il racconto di una terza vittima: "Ancora oggi non abbiamo visto un euro. Veniamo dalla Puglia, abbiamo fatto quattro viaggi fino a Torino"

“In quella macchina c’erano i risparmi di mio figlio e quei malfattori se li sono portati via”. Parole piene d’amarezza che provengono dalla madre di un ragazzo di 23 anni, ennesima vittima di quella che potremmo ormai definire la “truffa dell’Audi bianca”, messa in pratica negli ultimi mesi da un finto concessionario d’auto di Moncalieri ai danni di numerosi e ignari acquirenti. 

Questa volta però, le vittime in questione non risiedono nel Torinese bensì in Puglia, più precisamente a Vico del Gargano, provincia di Foggia. “Abbiamo fatto avanti-indietro da Vico a Torino per ben quattro volte”, racconta la madre del truffato, che poi aggiunge: “Ci è stato anche detto che saremmo stati risarciti delle spese di viaggio”.

Tuttavia la provenienza geografica delle vittime in questione rimane l’unica differenza con le storie precedenti perché, per quanto riguarda le dinamiche della truffa, esse sono praticamente identiche agli altri casi (qui il racconto dell’ultimo cliente truffato): l’annuncio dell’auto su internet, l’appuntamento presso la struttura creata ad hoc per ingannare i clienti - ubicata in strada Carignano - il versamento della caparra ed infine il relativo saldo, quest’ultimo però sempre prima di effettuare la voltura. 

Poi, come di consueto, ecco i problemi. Prima il fermo amministrativo - di ben 1500 euro - che il cliente si rende anche disponibile a pagare per non allungare i tempi, poi svariati “problemi di salute” accusati dal concessionario e dai suoi complici - gli autori della truffa sarebbero infatti più di uno - che impediscono la definitiva consegna del veicolo. Quindi, la decisione da parte degli acquirenti di recarsi nuovamente presso i locali dove avevano visionato la macchina. Locali che, ovviamente, quel giorno si scoprono chiusi e con nessuno che risponde più al telefono.

Dulcis in fundo, arriva anche la raccomandata da parte del concessionario, il quale - non prima di essersi scusato per i continui disguidi - dopo aver dichiarato che, per problemi amministrativi, il passaggio di consegna non si sarebbe potuto concretizzare, promette la restituzione del denaro entro un mese. Cosa che, come è facile immaginare, non è avvenuta: “E da quel momento non abbiamo più saputo nulla - afferma sconsolata la madre, che conclude dicendo: “Mio figlio lavora al mercato e si alza presto ogni mattina. Quell’auto rappresentava il premio per i suoi sforzi quotidiani”.

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